ANTICIPAZIONI INEDITE


DANNI CEREBRALI LEGALI 21 GENNAIO 2020

 

Tabacco e danni cerebrali.

Secondo alcuni ricercatori dell’Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale (INSERM) di Bordeaux la nicotina può uccidere le cellule del cervello e interrompere la formazione di nuove nell'ippocampo, una regione cerebrale importante per la memoria
I ricercatori hanno compiuto un esperimento in cui ad alcuni ratti sono state somministrate dosi di nicotina quotidianamente per sei mesi. A livelli di nicotina nel sangue confrontabili a quelli che si misurano nei fumatori, si è visto che la creazione di nuove cellule nel giro dentato dell'ippocampo era inferiore del 50 per cento e ch il tasso di morte cellulare risultava accresciuto. I risultati sono stati descritti sulla rivista "Journal of Neuroscience".
Come la nicotina uccida le cellule non è ancora chiaro. Studi precedenti sull'esposizione dei feti suggeriscono che essa possa indurre l'apoptosi, la morte cellulare programmata, nelle cellule immature. Questo significa che la nicotina potrebbe uccidere cellule anche in altre parti del corpo. (vedi)

Alcol e danni cerebrali
L'abuso di alcol può e provoca danni cerebrali. L'abuso di alcol a lungo termine può portare a una carenza di un'importante vitamina B chiamata tiamina. Questa carenza può causare la sindrome di Wernicke-Korsakoff, un grave disturbo neurologico legato al consumo di alcol che provoca la perdita di neuroni nel cervello. La sindrome è caratterizzata da problemi di memoria, amnesia e mancanza di coordinazione muscolare. In questo caso, è importante notare che la perdita di neuroni è causata dalla carenza di tiamina, non dall'uso effettivo di alcol.
Qualcos'altro da considerare: mentre l'alcol potrebbe non "uccidere" le cellule cerebrali, la ricerca suggerisce che alti livelli di alcol possono interferire con la neurogenesi o la formazione di nuove cellule cerebrali. L'alcol danneggia i dendriti situati nel cervelletto e riduce la comunicazione tra i neuroni. I ricercatori hanno scoperto che l'uso di alcol non solo interrompe la comunicazione tra i neuroni; può anche alterare la loro struttura. Una cosa che non fa, hanno scoperto, è uccidere le cellule. (vedi)

 

SCENZA (senza i) PROIBIZIONISTA 18 GENNAIO 2020

 

La CANNABIS uccide le cellule cerebrali? Ecco LO STUDIO bufala CHE HA dato inizio ALLA PROPAGANDA.

Un esperimento incredibilmente difettoso alimentò la macchina proibizionista e iniziò una generazione di propaganda anti-cannabis.
Per un mito, questa piccola frase, "la cannabis uccide le cellule cerebrali" ha una persistenza sorprendente. È quasi l'unica cosa che è uscita dal 1974 che è ancora popolare oggi. Ecco la vera storia dietro il famoso esperimento che ha "dimostrato" gli effetti deleteri del fumo di cannabis sulle nostre capacità cognitive. La cannabis uccide le cellule cerebrali? No, ed ecco i motivi.
Tutto è iniziato con un'ipotesi fallita.
All'inizio degli anni '70, il Dr. Robert Heath, un membro della facoltà della Tulane Medical School di New Orleans, decise di testare gli effetti del fumo di cannabis sul cervello delle scimmie rhesus. Suppose che la cannabis avrebbe alterato le onde cerebrali dei primati, quindi attaccò gli elettrodi al cuoio capelluto delle scimmie e registrò ciò che misuravano. Le scimmie furono divise in tre campi: un gruppo di scimmie che assorbivano fumi equivalenti a tre joint al giorno; un gruppo di consumatori moderati che hanno inalato l'equivalente di un jointal giorno; e un gruppo di controllo di scimmie che non consumano cannabis.
Quindi il dottor Heath ha collegato le scimmie e ha iniziato a registrare - e i risultati non erano ... niente. Gli elettrodi non sono riusciti a registrare alcuna differenza tra i tre gruppi, uccidendo efficacemente l'ipotesi del medico. Ma invece di abbandonare quella linea di ragionamento e perseguire un nuovo corso, Heath premette più a fondo. Era in una missione sbagliata per forzare una risposta alla domanda, la cannabis uccide le cellule cerebrali?
Morire delle cellule cerebrali
In una seconda serie di test, Heath immerse gli elettrodi in profondità nel cervello delle scimmie, nell'ippocampo, che controlla il centro di piacere dell'organo. Lì, ha finalmente trovato la differenza. Il cervello delle scimmie che consumano cannabis ha effettivamente creato schemi diversi rispetto a quelli delle loro controparti sobrie. Inoltre, non sono state solo le onde cerebrali a cambiare. Erano i cervelli stessi. Stavano decadendo, le cellule stavano morendo.
Heath pubblicò in fretta le sue ricerche con grande fanfara. Il suo lavoro è stato utilizzato dal governo per alimentare le fiamme del sentimento anti-cannabis che aveva spazzato la nazione. Infine, i federali avevano prove concrete che la sostanza non era poco attraente per i quadrati, ma legittimamente pericolosa per le menti degli americani. Heath era un eroe nixoniano. Il presidente Reagan ha persino citato il lavoro di Heath in vista delle elezioni. Queste conferme da parte dei politici hanno portato molti americani a porsi inutilmente una domanda preoccupante, la cannabis uccide le cellule cerebrali?
C'era solo un problema.
Lo studio di Heath non era conforme agli standard rigorosi di cui abbiamo bisogno oggi. In effetti, era di gran lunga al di sotto di qualsiasi tipo di standard. In primo luogo, come probabilmente si può immaginare dai dati limitati già presentati, era che la sua dimensione del campione era troppo piccola. Tredici scimmie possono essere divertenti, ma non equivalgono a un quorum statisticamente importante. Questo è il minimo dei difetti dello studio, tuttavia.
Ancora più importante era il modo in cui Heath gestiva le sue misurazioni. Gli scienziati non hanno semplicemente registrato le onde cerebrali delle scimmie dopo aver fumato le articolazioni. Per ottenere letture accurate, Heath legò i suoi soggetti alle sedie e fissò le maschere antigas sui loro volti, costringendoli a respirare fumo carico di cannabis per cinque minuti.
Il risultato fu che le scimmie non avevano ossigeno, un elemento cruciale per un cervello ben funzionante. Quando i loro cervelli iniziarono a mostrare segni di decadimento e stress, Heath attribuì al fumo la responsabilità della mancanza di ossigeno. Nessun ossigeno = morte delle cellule cerebrali
Inoltre, quel livello di fumo era ridicolo. Come disse un medico al Congresso negli anni '70, l'equivalente di una scimmia rhesus dai polmoni piccola esposta al fumo di cannabis purissimo sarebbe un essere umano che succhia oltre cento articolazioni al giorno per sei mesi.
E, soprattutto, gli scienziati non sono stati in grado di replicare i risultati. Anche quando si usano forme di misurazione migliori e più accurate. Come osserva il MIT: “Il lavoro non è mai stato replicato e da allora è stato screditato da una coppia di studi sulle scimmie meglio controllati e molto più grandi, uno del Dr. William Slikker del National Center for Toxicological Research e l'altro di Charles Rebert e Gordon Pryor di SRI International.
In nessun altro studio gli scienziati hanno registrato la morte cellulare dopo o durante il fumo di cannabis. Il lavoro fu screditato e gettato nelle pattumiere degli annali della scienza. Quindi la cannabis uccide le cellule cerebrali? No. Allora perché allora ne sentiamo ancora parlare oggi?
La migliore spiegazione per la tenacia di questa menzogna è che aiuta a spingere una narrazione supportata dagli attivisti anti-cannabis. Oggi sappiamo che i principi attivi della cannabis sono cannabinoidi, che reagiscono in modo sano con il sistema endocannabinoide del corpo.
La seconda spiegazione migliore è l'effetto alone. L'uso di alcol in realtà porta alla morte delle cellule cerebrali. I medici accettano questa idea ampiamente. L'effetto alone significa che poiché consideriamo "droghe e alcol" insieme, tendiamo ad associare ogni membro di quei gruppi con gli stessi attributi. Quindi, se l'alcol provoca la morte delle cellule cerebrali, riteniamo che probabilmente lo facciano anche altre sostanze controllate. La verità invece è molto diversa.
https://www.rxleaf.com/the-experiment-that-started-the-cannabis-kills-brain-cells-movement/?fbclid=IwAR3pZi5-r06cVqqOhCGGEwVs2gkDcVnFjFRo3IBXjXSc5TuK5H_xuSOopDw

 

BASTARDI CON LA GLORIA (citazione hollywoodiana) 15 GENNAIO 2020

 

Psicosi e Marijuana, il business del nuovo millennio.

“Mi capita di vedermi allo specchio e in effetti soffro di psicosi, da quando per comprare l'erba devo andare per boschetti o vicoli bui a trattare con certi pezzi di malacarne invece di comprarla tranquillamente in negozio alla luce del sole...”
così ci racconta tal “Jungland” dalla sua pagina social, una piccola psicosi indotta la sua, tra le mille e mille che possono presentarsi nel rapporto tra l’individuo e la struttura culturale delle società alle quali si partecipa. Un rapporto che impone la decifrazione dei comportamenti intraspecifici e mai come oggi anche “interspecifici”, (virgolettato per comprenderne la valenza anche sulla materia inanimata del pianeta, oltre alla comunità dei viventi).

Tanta di quella carne al fuoco per le nostre sinapsi che benedetta sia la sostanza che ci possa aiutare in questo immane compito che è la definizione del proprio destino.

 

Ognuno ha la sua forma di idiosincrasia, con gradi di patologia oscillanti tra il minimo e il massimo, ma la media generale tende al problematico senza esagerazioni cruente.
Come già accennato in questa pagina (vedi “Psicosi e Pietre”) l’insorgenza di piccoli o grandi disturbi psichici nella specie umana del terzo millennio sembra aumentata a dismisura mentre è più probabile che la spinta irrefrenabile alla condivisione mediatica del proprio stato abbinata all’assunzione acritica dei contenuti della rete faccia emergere solo una realtà pregressa che fino ad oggi non trovava espressione. Siamo tutti nati predisposti alla psicosi. L’abbiamo sempre avute le nostre paranoie quotidiane ma ce le tenevamo per noi; oggi tutti le espongono nella pubblica piazza, allora è il momento di psicologi e psichiatri...aumenta il numero di persone con disturbi psichiatrici curate dal Sistema sanitario nazionale. Nel 2017 sono state poco più di 851.000, quasi 50.000 in più rispetto agli 805.000 del 2016… a cui aggiungerne quasi altrettanti che si curano presso strutture private...E’ boom di iscrizioni a corsi e facoltà di psicologia; sembrerebbe che l’attuale business milionario (ma solo per alcuni) sia proprio questo campo scientifico.
Sotto la bandiera della scienza possono però nascondersi (e assurgere poi più facilmente all'olimpo dei luminari ufficiali), soggetti eticamente disabili, usi a trasformare vere o presunte fobie in soldoni. Per esempio, sulle responsabilità della Cannabis all’incremento delle psicosi...:
Il direttore del Serd di Roma, Giuseppe Ducci, dice che "se abolissimo la cannabis, avremmo il 30% in meno di casi di schizofrenia paranoide"...Il che si può ricondurre alla nuova arma strategica del proibizionismo, quella con la quale, dalle pagine dei nostri media “indipendenti” e le nostre TV lottizzate, ci bombardano con l’estenuante ed efficace slogan-ritornello “della “droga che danneggia il cervello”. Cinque milioni più o meno di consumatori è un numero che fa gola; 150 mila giovani definiti, così per definire arbitrariamente qualsiasi cosa, “a rischio”, altrettanto. E poi c’è da vendere tonnellate di psicofarmaci “consigliati” e lubrificati. Gli studi privati di psichiatria sono al settimo cielo, il professor Ducci è associato a uno dei più cari e prestigiosi (o viceversa, fate voi) tra questi. (vedi)

“Se vuoi scoprire il perché delle cose, cerca i soldi”.

Non è mia intenzione denigrare questo fior fiore di professionisti della psiche, ma la violenza gratuita dell’affermare che si sia di fronte ad una emergenza di stati di “schizofrenia paranoide” nei consumatori di Cannabis trovo che sia espressione indecente, oltre che falsa, e anche perfettamente in linea con la serie di mezze balle e estrapolazioni arbitrarie di studi e ricerche che nelle conclusioni poi differiscono dal messaggio che si fa passare al grande pubblico. E’ semplice terrorismo proibizionista allo scopo di incrementare pazienti paganti?
E i miei dubbi sono supportati anche dal recente documento governativo (vedi “Letture Impegnative”), in cui si afferma che il campione di cannabisti registrati al Serd per problemi psichici rappresenta sì e no l’uno percento dei soggetti trattati: “nel 2018 presentano almeno una patologia psichiatrica 7.860 assistiti (9.925 nel 2017), pari al 6,2% degli assistiti in trattamento presso i SerD: il 63,6% (di questi 7.860) è affetto da disturbi della personalità e del comportamento, il 16,9% da sindromi nevrotiche e somatoformi, il 12,0% (ovvero 943 soggetti) da schizofrenia e altre psicosi funzionali, il 3,1% da depressione e l’1,9% da mania e disturbi affettivi bipolari. Dato che i consumatori di cannabis rappresentano l’11% di questi pazienti, se ne deduce che il campione di consumatori di Cannabis a rischio di “schizofrenia paranoide” ammonta a n.103 persone certificate sulle quali basare queste deliranti proiezioni. Un po’ pochino per giustificare tanto allarmismo. C’è sotto qualcosa di non tanto profumato...
Ma questa “notiziona” dei danni al cervello, che oggi è il cavallo di battaglia del proibizionismo becero, diffusa a piene mani da tv e quotidiani e giornaletti di consumo, da dove nasce? Chi l’ha calvalcata in questi termini? E’ davvero attendibile? Proviamo a rispondere a queste domande.
Risposta alla prima domanda: nel 1929, un signore di nome Harry Anslinger è stato posto a capo del Dipartimento del Proibizionismo di Washington. Fino a poco prima della liberalizzazione dell'alcool aveva sostenuto che la cannabis non rappresentava un problema. Non è nociva, dichiarava, "e non c'è niente di più assurdo dell'idea" che possa rendere le persone violente. Poi, improvvisamente, quando il suo dipartimento ebbe la necessità di trovare un nuovo bersaglio data la fine del proibizionismpo sull'alcol, annunciò di aver cambiato idea. Mise in piedi una campagna per affermare che in primo luogo, fa cadere in "una rabbia delirante." Si cade in una voragine di "sogni...a sfondo erotico." In seguito, "si perde la capacità di formulare pensieri connessi tra loro." In ultimo, si raggiunge l'inevitabile punto finale: "la pazzia". (vedi)
Eccoci alla fonte delle teorie del cervello in pappa.
Quali erano le prove che possedeva Harry Anslinger? Solo ora si scopre che scrisse a trenta scienziati importanti chiedendo se la cannabis fosse pericolosa e se per questo dovesse essere vietata. In ventinove risposero di no. Anslinger scelse l'unico scienziato che rispose in maniera affermativa e lo portò all'attenzione di tutti.
Risposta alle altre domande: chi se non i salvatori dell’umanità tossica di San Patrignano? Sono proprio loro che hanno pompato alla stampa i dettagli di uno studio compiuto dal NIDA (National Institute of Drug Abuse), enfatizzando frasi tipo “Declino neuropsicologico, possibile aumento di danni cognitivi e comportamentali ancora non del tutto conosciuti che l’uso diffuso di cannabis potrebbe favorire.“ ”Diversi studi (non sono indicate le fonti di questi “diversi” studi) hanno dimostrato che gli individui che usano la cannabis in giovane età hanno maggiore danno neuropsicologico e che l’uso persistente di cannabis dall’adolescenza è associato ad un declino neuropsicologico dall’età di 13 ai 38 anni” omettendo però di sottolineare che nel documento si precisa che i pericoli derivano dall’assunzione di varie droghe e non solo di Cannabis, e inoltre che “alcune prove suggeriscano che anche il consumo concomitante di alcool possa spiegare alcune delle alterazioni strutturali attribuite esclusivamente all’uso di cannabis".
”Tuttavia, differenze nelle prestazioni di test neuropsicologici, così come nelle strutture e funzioni del cervello in utenti di cannabis vs non utenti potrebbero eventualmente essere state presenti prima che gli utenti usassero droga...” fanno notare i ricercatori. Ed ecco infine la “pazzia” della fonte: “c’è anche un dibattito in corso sull’eventualità che la cannabis possa innescare malattie psichiatriche, in particolare, disturbi psicotici e schizofrenia.”
“E’ noto che la cannabis con un livello alto di THC può innescare un episodio psicotico acuto tuttavia, si avvisa di procedere con cautela: in che misura la cannabis possa provocare la schizofrenia è ancora in discussione..." (vedi)

Insomma tante lacune, tanti distinguo, tanti “potrebbe”, e altrettanti dati in contrasto con tali risultati, tipo quelli indicati nello studio dell’Arizona State University e dell’Università di Pittsburgh recentemente pubblicato da FuoriLuogo: “L’uso della cannabis durante l’adolescenza non è associato a differenze strutturali del cervello in età adulta, secondo i dati longitudinali pubblicati sulla rivista Drug and Alcohol Dependence. Non abbiamo riscontrato differenze nella struttura del cervello da adulti per i ragazzi nei diversi sottogruppi di traiettorie di consumo di cannabis in adolescenza. Anche i ragazzi con il più alto livello di esposizione alla cannabis nell’adolescenza hanno mostrato volumi cerebrali subcorticali e volumi cerebrali corticali e spessore nell’età adulta simili ai ragazzi con quasi nessuna esposizione alla cannabis durante l’adolescenza“. Concludendo che “I modelli di consumo di cannabis che si vedono in genere negli adolescenti residenti nella comunità non sembrano avere effetti duraturi sulla struttura del cervello“ (vedi)
D’altronde, che cosa effettivamente succede in un cervello umano è ancora assai difficile da decifrare: quali sono i processi di crescita delle varie funzioni e da cosa sono influenzati sono domande alle quali poter rispondere solo esaminando un arco di fenomeni che per il 99% sono estranei alla cannabis o alle sostanze in generale, comprendenti la recezione e la comprensione o meno dei miliardi di messaggi che continuamente arrivano ai recettori, sia razionali che istintuali che albergano nel nostro encefalo, provenienti dal milieu politico-sociale, in fin dei conti culturale, odierno. Non esiste un percorso obbligato di crescita. Perseguendo tale progetto si creano automi. Il cercar di creare cittadini perfettamente controllabili e gestibili in base alle esigenze finanziarie della classe dominante. Non è forse questo l’aspetto “politico” della lotta alla droga?

 

ALLARME PROIBIZIONISMO 13 GENNAIO 2020

 

L'arrembante e ossessiva campagna di Salvini contro la cosiddetta Cannabis Light (ovvero le infiorescenze di Cannabis private del principio attivo stupefacente) la cui innocuità è confermata da ogni ricerca scientifica fino ad oggi pubblicata, potrebbe rivelarsi un boomerang assai pericoloso per i produttori di vino e di alcolici. Questa campagna viene espressa attraverso la reiterata ostentazione di atteggiamenti di supporto al consumo di alcolici di ogni tipo, dalla birra al vino (vedi recente citazione del Lambrusco) propagati attraverso foto, video e dichiarazioni in opposizione alla pratica di fumare o consumare in altro modo la Cannabis. La martellante apologia dell'alcol da parte di questo esponente politico non è mai nemmeno supportata da consigli alla moderazione come le stesse normative prevederebbero, né tiene in considerazione le fasce protette dalla legge stessa, ovvero gli under 18, dato che tali messaggi vengono propagati anche sui social destinati ai più giovani. Questa sconcertante manifestazione di invito al consumo di alcolici senza alcuna cautela e limite avviene parallelamente alla recrudescenza di incidenti d'auto mortali (e strazianti l'opinione pubblica) dal Nord al Sud della penisola, causati dall'alcol, tali da far emergere, in quantità proporzionale alla propaganda salviniana, posizioni che sempre più guardano al proibizionismo anche per l'alcool. Sui social in particolare, la campagna anti alcol è rappresentata, oltre che dalla pubblicazione delle incidenze statistiche sulla mortalità pubblicate quotidianamente da migliaia d'internauti, anche dalle indicazioni degli organismi internazionali di pubblica sanità; e l'onda cresce di giorno in giorno. Le esternazioni di Salvini sono dunque un boomerang che va a colpire le stesse eccellenze della produttività italiana nel mondo, che gia nei decenni scorsi hanno affrontato il problema applicando le cautele del caso per neutralizzare l'evenienza proibizionista.
La Filiera della Cannabis in Italia è supportata dalla Legge 242/2016, che è nata con l’intenzione di incentivare e sviluppare la filiera della canapa, rendendo di fatto l’Italia uno dei paesi in Europa con la legislazione in materia di canapa industriale più aperta e moderna in tutto il continente.
Dall’entrata in vigore di questa nuova legge sono stati aperti quasi 1000 negozi per la vendita di prodotti a base di canapa, come le infiorescenze di cannabis light o olio di CBD e canapa. Sono state create oltre 800 nuove partite IVA agricole specializzate in canapa e circa 1500 aziende all’interno della filiera per la trasformazione e distribuzione del prodotto.
Sono stati calcolati 10.000 addetti nell’intero settore e dalle stime del Consorzio nazionale per la tutela della canapa industriale il giro d’affari in Italia dovrebbe attestarsi intorno ai 150 milioni di Euro, ben sopra le stime fatte in uno studio condotto nel 2017.
A livello Europeo, il giro d’affari previsto è di oltre 36 miliardi di Euro, considerando tutti i settori in cui viene utilizzata la canapa: dalle infiorescenze, passando per l’alimentare, la cosmetica, l’utilizzo medico e farmaceutico e l’edilizia.

 

PROVE DI LOBBING 8 GENNAIO 2020

 

LE COMPAGNIE DI MARIJUANA HANNO ESORTATO IL GOVERNATORE CUOMO A VIETARE LA COLTIVAZIONE DOMESTICA DI CANNABIS, COME DIMOSTRA IL DOCUMENTO
 

Le motivazioni del lobbing per mantenere e esacerbare il proibizionismo da parte delle new company della Cannabis "terapeutica" riguardo all'autoproduzione.

1. La crescita domestica renderà impossibile allo stato eliminare il mercato nero.
2. La crescita domestica renderà impossibile per le forze dell'ordine distinguere tra prodotti legali e illegali, frustrando così gli sforzi delle forze dell'ordine.
3. La coltivazione domestica minerà l'obiettivo di riduzione del danno dello stato di assicurare che la cannabis venduta nello Stato di New York sia coltivata senza pesticidi nocivi o altri contaminanti.
4. La coltivazione in casa minerà l'interesse della salute pubblica dello stato nel garantire che la cannabis venduta nello Stato di New York sia testata, confezionata ed etichettata correttamente.
5. La crescita domestica costerà il gettito fiscale statale, ostacolando così la capacità dello stato di finanziare priorità come il trattamento dell'abuso di droghe e gli investimenti della comunità.

"Questo mese, Marijuana Moment ha ottenuto il promemoria completo di 29 pagine attraverso una richiesta di legge sulla libertà di informazione dello stato.
Vi sono alcune raccomandazioni generali con cui la maggior parte dei sostenitori della legalizzazione non avrebbero avuto problemi, come incoraggiare gli individui di comunità colpite in modo sproporzionato dal divieto di partecipare all'industria legale e sfruttare le partnership per espandere la ricerca sulla cannabis medica.
Ma un capitolo intitolato "L'errore di crescita domestica" rende molto specifici - e, agli occhi dei sostenitori, fuorvianti - argomenti contro il permesso di coltivare marijuana per uso personale.
Il gruppo ha riconosciuto che le persone vogliono la coltivazione domestica a causa dei "prezzi attualmente elevati della marijuana medica" o perché la vedono come una "libertà civile individuale". Ma secondo la NYMCIA, la coltivazione domestica "crea un significativo rischio per la sicurezza pubblica e il mercato nero".
L'organizzazione del settore ha elencato cinque affermazioni a sostegno di tale argomento:
1. La crescita domestica renderà impossibile allo stato eliminare il mercato nero.
2. La crescita domestica renderà impossibile per le forze dell'ordine distinguere tra prodotti legali e illegali, frustrando così gli sforzi delle forze dell'ordine.
3. La coltivazione domestica minerà l'obiettivo di riduzione del danno dello stato di assicurare che la cannabis venduta nello Stato di New York sia coltivata senza pesticidi nocivi o altri contaminanti.
4. La coltivazione in casa minerà l'interesse della salute pubblica dello stato nel garantire che la cannabis venduta nello Stato di New York sia testata, confezionata ed etichettata correttamente.
5. La crescita domestica costerà il gettito fiscale statale, ostacolando così la capacità dello stato di finanziare priorità come il trattamento dell'abuso di droghe e gli investimenti della comunità.
Per quell'ultimo punto, è del tutto ragionevole supporre che lo Stato di New York avrebbe perso alcune entrate fiscali se i residenti decidessero di coltivare i propri impianti. Ma l'altro lato di quel dilemma è che probabilmente significherebbe mancati profitti per le imprese di cannabis, comprese quelle affiliate alla NYMCIA.
"Dal nostro punto di vista, a questo punto è davvero difficile vedere una vera ragione - a parte l'avidità individuale e aziendale - per essere contrari alla coltivazione domestica", ha dichiarato Erik Altieri, direttore esecutivo della NORML, in un'intervista telefonica a Marijuana Moment. "Non ci sono molte preoccupazioni razionali quando si tratta di consentire ad una persona una quantità limitata di piante, da crescere in casa".
Melissa Moore, vicedirettore dello stato di New York della Drug Policy Alliance, ha anche respinto l'affermazione della NYMCIA secondo cui un'opzione di coltivazione domestica renderebbe "impossibile" l'eliminazione del mercato illecito.
È "fallace l'errore per una crescita domestica", come ha scritto. Avrebbe più senso attribuire le difficoltà alla riduzione delle vendite illecite sul mercato, alle aliquote fiscali statali sulla cannabis al dettaglio, ha affermato in un'intervista telefonica.
“È davvero disonesto provare a dire che non sarebbe possibile eliminare il mercato illecito se permettessimo la crescita domestica. Non è stata certamente l'esperienza di altri stati che permettono la crescita in casa."
Inoltre, la posizione di NYMCIA non è coerente con quella di altri gruppi del settore della marijuana come la National Cannabis Industry Association (NCIA), che sostiene che consentire la coltivazione domestica può effettivamente avvantaggiare le imprese.
"L'NCIA non si oppone alla coltivazione domestica limitata", ha detto Morgan Fox, direttore delle relazioni con i media del gruppo, in una e-mail. “In effetti, può fungere da incubatore per le persone nello sviluppo di competenze che possono essere utilizzate nell'industria legale della cannabis, a beneficio delle aziende e degli individui che desiderano entrare nel mercato. Proprio come la produzione di birra fatta in casa ha contribuito a stimolare l'interesse del mercato della birra artigianale, la coltivazione limitata di cannabis in casa può fare lo stesso negli stati legali. "
Chi è coinvolto nella NYMCIA e perché vogliono vietare la coltivazione domestica?
Le aziende di marijuana Columbia Care, Etain, PharmaCann, The Botanist e Acreage NY, Vireo Health e MedMen sono state elencate come membri di NYMCIA nella nota per l'ufficio di Cuomo. (MedMen ha successivamente acquisito PharmaCann e, più recentemente, NYMCIA ha esortato MedMen a lasciare l'associazione in mezzo a una controversia sulle osservazioni razziste presumibilmente fatte dai dirigenti dell'azienda).
(Una polemica separata in precedenza aveva avvolto la Columbia Care, che possiede dispensari e coltiva strutture in più stati, dopo che la sua sussidiaria con sede nel Massachusetts, Patriot Care, è stata scoperta per difendere il fatto che alcune persone con precedenti condanne di droga lavorino nell'industria legale della cannabis).
Acreage Holdings, un'azienda di cannabis a cui John Boehner, ex presidente della repubblica statunitense, ha aderito come membro del consiglio di amministrazione , ha rifiutato di commentare questa storia attraverso una società di pubbliche relazioni che rappresenta l'azienda.
Un portavoce di MedMen ha dichiarato in un comunicato a Marijuana Moment che "rispetta il diritto di coloro che scelgono di coltivare cannabis per il loro uso personale", ma non ha risposto a domande specifiche sul coinvolgimento dell'azienda nella redazione della dichiarazione politica che ha sollecitato i funzionari di New York continuare a vietare tale attività.
Jeremy Unruh, direttore degli affari pubblici e normativi di PharmaCann, ha dichiarato a Marijuana Moment che il documento "è stato il primo passo della nostra associazione di settore nel formulare alcune posizioni politiche generali" prima di incontrare l'ufficio del governatore e che "la posizione dell'azienda sulla crescita domestica è lontana più sfumato di un semplice approvare/opporsi. "
"Quei punti politici che hai sono solidi, ma le nostre posizioni si sono evolute (e continueranno a farlo) poiché abbiamo avuto la possibilità di socializzare questi concetti" con gli altri stakeholder, ha dichiarato Unruh. Ha sostenuto che New York ha standard di controllo di qualità superiori per la cannabis terapeutica e che mentre la società riconosce "la natura e il valore della libertà civile" della coltivazione domestica, permettendole di porre rischi per la salute pubblica.
Ma alla fine, "La nostra posizione è questa: sosteniamo la proposta di domicilio del governatore", ha scritto in una e-mail.
Mentre raccomandava che i legislatori vietassero la coltivazione personale di marijuana ricreativa, Cuomo includeva nel suo piano di bilancio un'opzione di coltivazione domestica per i pazienti con cannabis terapeutica.
(Informativa completa: diversi membri delle società coinvolte nella NYMCIA supportano Marijuana Moment attraverso impegni mensili di Patreon, o lo hanno fatto in passato.)
I sostenitori della riforma della cannabis non stanno acquistando le affermazioni della NYMCIA.
È abbastanza ovvio che gli affiliati della NYMCIA hanno una partecipazione finanziaria nella forma di qualunque legge sulla marijuana emerga alla fine dalla legislatura di New York. E la loro opposizione a un'opzione di coltivazione domestica è motivo di preoccupazione per i gruppi di difesa.
"[O] difendere la coltivazione domestica dato tutto quello che sappiamo su come funziona in pratica dal lato dell'industria è davvero un po 'spregevole e illustra la loro avidità, che sono disposti a sacrificare le libertà individuali per il minimo aumento dei loro profitti ", Ha detto Altieri della NORML.
La raccomandazione dell'associazione è inoltre in contrasto con quanto precedentemente dichiarato dal vicepresidente delle comunicazioni aziendali di Vireo Health, Albe Zakes, Marijuana Moment.
Alla domanda sul promemoria a seguito del rapporto Politico iniziale che descriveva solo vagamente il documento, Zakes ha scritto in un'e-mail che "il nostro CEO e COO mi hanno assicurato che non abbiamo mai fatto pressioni contro la crescita domestica e in effetti sostenere la crescita domestica come parte di una legislazione più ampia, purché sia ​​regolamentato e controllato in modo responsabile, allo stesso modo dei mercati medici o ricreativi, al fine di proteggere i consumatori ".
(L'amministratore delegato di Vireo Aaron Hoffnung ha firmato l'anno scorso un modulo di divulgazione finanziaria dell'Internal Revenue Service per la NYMCIA come uno dei direttori dell'associazione.)
Marijuana Moment ha inviato una richiesta di follow-up per un commento dopo aver ottenuto la dichiarazione sulla politica attraverso la richiesta di registri pubblici, ma Zakes ha dichiarato di non essere stato in grado di raggiungere i dirigenti dell'azienda e quindi Vireo avrebbe dovuto rifiutare l'opportunità di ulteriori commenti.
I sostenitori si chiedono se la NYMCIA abbia sfruttato la sua influenza per le giuste ragioni.
La preoccupazione è davvero che una politica di coltivazione domestica sostenga un mercato illecito o complichi le attività di contrasto a New York? Le preoccupazioni sull'impatto sulla salute pubblica sono autentiche? O è che le aziende di cannabis vogliono l'intero mercato per se stesse?
" Dobbiamo assicurarci di avere un controllo sulla potenziale avidità del settore che possiamo già vedere in queste prime fasi sulla base di questo documento di patrocinio", ha detto Altieri. "Dobbiamo assicurarci che il mercato di New York non solo inizi a far fronte a tutti i danni causati dalla guerra alla cannabis, ma sia anche orientato al consumatore e non ai grandi interessi del settore".
" Vietare la coltivazione domestica non giova a nessuno se non alle corporazioni e ai grandi gruppi industriali".
Nonostante Cuomo includa il divieto di coltivazione domestica nella sua proposta, sembra che i sostenitori possano avere più tempo per esprimere le loro preoccupazioni sulla politica. Alcuni importanti legislatori come il presidente del Senato Andrea Stewart-Cousins ​​(D) sono sempre più dubbiosi sul fatto che la riforma della marijuana entrerà nel bilancio statale finale, il che significa che i negoziati su una legislazione di legalizzazione separata potrebbero finire con il risultato di una legge che consente ai consumatori di coltivare i propri cannabis.
Marijuana Moment ha contattato la stessa NYMCIA, l'ufficio di Cuomo, Etain e Columbia Care per un commento, ma i rappresentanti non hanno risposto a più domande al momento della pubblicazione.

di Kyle Jaeger da marijuanamoment.net febbraio 2019

 

L'INCOSTITUZIONALITA' DELLA LEGGE SULLE DROGHE

CASO PELLEGRINI 28 DICEMBRE 2019
 

Mentre i veri spacciatori se la ridono, Fabrizio
è stato richiuso per ben 56 giorni dentro una cella del carcere di Chieti insieme a sei compagni, in una condizione di palese violazione dell’art. 3 Cedu (divieto di tortura)
e dell’art. 27 della Carta
di Vincenzo Di Nanna da ilmanifesto.info
4/08/2016
L’8 giugno 2016 la Squadra Mobile di Chieti ha presentato, nel corso di una grottesca conferenza stampa, esibendole quasi come trofei, addirittura sei piante di marijuana sequestrate all’interno dell’abitazione del pianista chietino Fabrizio Pellegrini, «colpevole» d’essersi ostinato a coltivare cannabis per curarsi dalla fibromialgia, una grave e invalidante patologia che gli procura dolori insopportabili. In effetti, come certificano i medici da anni è questa l’unica cura realmente efficace, ma la Asl di Chieti l’8 ottobre 2010 scrive per dirgli che, nonostante lo stato d’ingenza del paziente, non è «nelle intenzioni di questa Azienda assumere l’onere economico del farmaco richiesto» (Bedrocan).
Lo stato d’indigenza e la malattia finiscono dunque per rappresentare una “colpa” per la cui espiazione, sino al 2 agosto, è stato ristretto nel carcere di Chieti in condizioni inumane, privato dell’unica cura da cui trae giovamento. Trattato da criminale, solo per aver scelto di coltivare la sua medicina naturale, piuttosto che rivolgersi al mercato nero.
Ma com’è possibile che un malato privo di mezzi che coltiva cannabis per uso esclusivamente terapeutico possa esser trattato alla stregua di uno spacciatore? Una vicenda assurda e kafkiana che, inevitabilmente, sembra voler riproporre, con prepotente urgenza, questione di legittimità costituzionale dell’articolo 75 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, in relazione ai principi di ragionevolezza, uguaglianza e di offensività, quali ricavabili dagli articoli 3, 13 comma secondo, 25 comma secondo e 27 comma terzo della Costituzione nella parte in cui – secondo il consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità – non include tra le condotte assoggettate a mere sanzioni amministrative anche quella di coltivazione di piante di cannabis, laddove finalizzata all’esclusivo uso terapeutico della sostanza stupefacente.
Nel caso di Fabrizio è inoltre quanto mai doveroso ipotizzare una chiara violazione dell’art. 32 della Costituzione, posto che la coltivazione della cannabis ha rappresentato un vero e proprio stato di necessità, comunque una scelta obbligata, visto che, negata la possibilità da parte della Asl di ricevere la cura a base di cannabis gratuitamente, si è visto costretto a coltivarla a causa dello stato d’indigenza.
Una fattispecie unica, si spera irripetibile, al punto da poter consentire di riproporre con elementi d’assoluta novità la questione di legittimità costituzionale anche dopo il recente rigetto pronunziato dalla Corte Costituzionale (sentenza del 9 marzo – 20 maggio 2016). Nel corso del giudizio direttissimo fissato dinanzi al Tribunale di Chieti, per l’udienza dell’8 settembre, riproporrò dunque questa questione, così come intende fare l’avv. Giuseppe Rossodivita nel «simultaneus processus» fissato dinanzi al Tribunale di Siena a carico di Rita Bernardini, accusata d’aver coltivato e ceduto cannabis a malati ai quali tale cura era stata prescritta dai medici.
In effetti, mentre i veri spacciatori se la ridono, Fabrizio è stato richiuso per ben 56 giorni dentro una cella del carcere di Chieti insieme a sei compagni, in una condizione di palese violazione dell’art. 3 Cedu (divieto di tortura) e dell’art. 27 della Carta.
Queste le contraddizioni del proibizionismo e dell’attuale quadro normativo. Queste le assurde e grottesche conseguenze dell’omessa applicazione in Abruzzo della legge regionale istitutiva del garante dei detenuti e di quella che consente la coltivazione della cannabis per uso terapeutico.
Ma per fortuna nella Regione di origine di Marco Pannella opera già, come garante di fatto e a titolo puramente gratuito, la radicale Rita Bernardini ed è grazie al suo interessamento che Fabrizio Pellegrini è tornato a vivere.

 

LIBERA RADIO 23 DICEMBRE 2019


Anni Settanta.

Tra i momenti più significativi di questo variegato momento nascevano le radio libere. Finalmente si poteva diffondere un po' di controcultura musicale e politica, in un panorama fatto da canzonette sanremesi. Eravamo all’alba del decentramento.
Musiche e movimenti dagli Stati Uniti, spiritualità orientale e marketing, testi di Bob Dylan, Frank Zappa, Kerouac, e gruppi folk italiani, rassegne stampa e commenti, interviste e interventi radiofonici sulla gente, su temi scottanti, insomma una vera proposta alternativa alla mercificazione di bassa qualità che caratterizzava e ancora purtroppo caratterizza ancor oggi il messaggio mediatico italiano.
Due le radio libere che hanno fatto la storia di Livorno e della sua provincia dal 1972: Livorno Libera, meglio conosciuta come RTL, e Radio Cecina Popolare. La prima, tra le prime in Italia, organizzata e finanziata dal giovane Paolo Romani, il quale già assai prima del suo futuro capo Berlusconi pensava ad un network radiotelevisivo liberato dal monopolio e diretta dal giovane Marco Taradash all'epoca libertario e basta. La redazione era formata da un diskJockey proveniente dal comasco, compensato poveramente per passare la maggior parte del suo tempo in uno studiolo fatto da un tavolo lungo, con sopra due piatti dove far girare gli LP, un amplificatore, un registratore portatile e un trasmettitore di media potenza, che dalla cima della collina di Montenero, a Sud della città labronica, riusciva a farsi ascoltare fin dove non vi fossero barriere naturali a bloccar le onde. Fui chiamato a dare una mano musicale e cominciai a passare serate e week end in radio. Ironia della sorte il nostro pubblico più affezionato era costituito dalle forze militari statunitensi che occupano una larga fascia di costa tra Livorno e Pisa con una base militare molto contestata dalla popolazione locale. Si finì per "bombardare" Camp Darby, con pezzi di Jimi Hendrix, Janis Joplin, Pink Floyd e Jefferson Airplane, senza contare Crosby Stills and Nash e Neil Young e, per la soddisfazione di noialtri animatori italici, qualche nuova compagnia di canto popolare e a quei tempi ce n'erano tante e tutte ottime. Una vera controinformazione culturale ai soldati USA ai tempi di Nixon, tra l'altro felicissimi di avere sulla testa una radio che trasmettesse roba seria, anche se prevalentemente antimilitarista. Si andò avanti per un anno circa. Ma qualche generale americano se ne accorse ed incaricò i soliti noti per una azione d'intelligence che ha portato alla sparizione del trasmettitore in una buia notte d'inverno livornese. L’aggeggio che ci consentiva di trasmettere non fu mai più ritrovato e il Romani non ne finanziò un altro. Tutti (e due) i conduttori alternativi a casa. Una delle operazioni più facili che la CIA abbia mai compiuto in Italia...(Ipotesi non verificata).
Nonostante l’ingloriosa fine di Radio Livorno il fenomeno delle emittenti libere si espanse e fu capace di sviluppare stazioni trasmittenti di ottima qualità e con palinsesti sempre più interessanti, anche se in breve tempo la sottocultura delle radio private commerciali invase lo spazio e ancora dopo cinquant’anni massacra le palle della gente con le insulse e volgari programmazioni fatte diventare poi regola nazionale con l’avvento di mediaset.
Una sorte più estrema è stata invece riservata, qualche tempo dopo, a Radio Cecina Popolare 1972/1976.
Nel 1976 un bell'incendio ha messo fine alle trasmissioni e l’ultimo DJ presente negli studi si è salvato scavalcando da un davanzale all’altro dall’altezza di quattro piani, ma stavolta la Cia non c’entrava: probabilmente era una sorta di regolamento di conti interno alla sinistra extraparlamentare proprietaria degli impianti.
Nel 74, eravamo riusciti a levare Radio Cecina Popolare dalle tristi mani dei militanti severi. Era una serata di primavera e ricevetti una telefonata da parte di un giovane amico, Gianni, conosciuto qualche giorno prima negli studi radiofonici, dei quali era uno dei principali speakers. Con voce concitata mi stava dicendo che una squadra di aderenti ad avanguardia operaia, che rivendicavano la proprietà degli impianti, si apprestava a chiudere la radio. Non era stato dato nessun preavviso ai tanti volontari che animavano l’emittente dalle sette di mattina alla mezzanotte e le spiegazioni non apparivano convincenti. Mi precipitai negli studi e vi trovai alcuni altri collaboratori che erano stati a loro volta avvisati del fatto. I tre militanti severi che erano andati a chiudere la radio si trovarono di fronte ad una decina di persone decise a non farli agire nel senso desiderato e ci fu anche qualche scaramuccia fisica e io ci rimisi una camicia quasi nuova. Riuscimmo ad impedire la chiusura e costituimmo un comitato di gestione orizzontale composto da circa 8 persone. Tale comitato regolava l'attività radiofonica (18 ore giornaliere di trasmissione), in modo che non vi fossero scontri politici e che regnasse un pluralismo assoluto. La gestione organizzativa era "affidata" ad un potere ineffabile formato da chiunque lo volesse in questo o quel momento e per questo o quello scopo. Era nato il CSP (comitato sballo perenne). Era retto da un capo assoluto che non esisteva ma che diramava, attraverso chiunque ne avesse ispirazione, comunicati in stile demenziale.
Per assurdo che possa sembrare, l'affissione giornaliera di questo tipo di comunicati di gestione funzionava alla grande, rendendo la radio un luogo di incontro veramente divertente, rilassato, civile e propulsivo. Tutti i cittadini potevano dire la loro, in forme non offensive, e la partecipazione popolare era davvero ampia. La programmazione così organizzata durò due anni, quelli a cavallo del caso Moro. Tristi circostanze, triste epilogo, gravi rischi per la democrazia nel paese, e noi incarnavamo proprio un tipo di democrazia diretta assai efficace e rispondente ai canoni classici del concetto e quindi temevamo rappresaglie da parte della schiera, numerosa a quei tempi come oggi, degli antidemocratici di ogni colore. Insomma un percorso di gestione satirico antelitteram, spericolato ma mai negativo, che, conclusa paurosamente l’esperienza cecinese, sfociò poi in una delle trasmissioni più famose dell'area: "A cavallo della pecora", emissione settimanale pirata dalle antenne di una radio privata gestita dal PCI (che non ne fu affatto contento) condotta da tre ex animatori della radio ormai bruciata, che spesso dovevano barricarsi nello studio per portare a termine il programma, e che ancor oggi viene copiata grandemente.

 

HIPPIES ALLA VALLE DELLA LUNA 19 DICEMBRE 2019
 

Avete mai incontrato un homo erectus?
Già, poco probabile, dato che è una specie dichiarata estinta qualche centinaio di migliaia di anni fa. Ebbene io l’ho incontrato; era il 1985, in Sardegna.
A me capitano sempre cose strane, cose che alla maggior parte degli umani odierni non capitano mai. Forse si tratta solo di attenzione: cose strane capitano continuamente a tutti ma la mente comune non le decifra e passano inosservate, ma quando la percezione fa casualmente un balzo in avanti allora si viaggia in dimensioni più ampie, dove anche '"homini erecti" sono nascosti e dove, casualmente o meno, possiamo incontrarne qualcuno, per esempio in posti magici e segreti... Come fu la Valle della Luna, la scogliera maestosa di Capo Testa a Santa Teresa di Gallura, almeno fino agli anni settanta dello scorso millennio. Poi anche il turismo di massa ha raggiunto quei lidi e tutti i misteri sono evaporati, insieme alle decine di giovani, definiti hippies, che abitavano nelle innumerevoli grotte naturali della sua costa frastagliata e al loro posto sono comparse case casette ville e villette tanto che l’area naturale si è ristretta almeno del 40%. I pochi hippy rimasti oggi sono diventati anch'essi elemento di attrattiva turistica.
Il promontorio è costituito dalle tipiche rocce granitiche galluresi erose dal vento; un posto unico nel suo genere per la particolare conformazione geologica. Il massiccio è formato da sette valli divise tra loro da grandi strutture di granito di cui la più alta raggiunge i 128 mt sul livello del mare ed è comunemente chiamata "Il Teschio".
Le grotte della Valle della Luna sono così numerose che si dice cene siano ancora molte da esplorare. La "colonizzazione" del luogo da parte di gruppi di fuoriusciti dalle società occidentali di mezza Europa, dall'età compresa tra i quaranta e i 18 anni, era cominciata fin dai primi anni sessanta; si formavano gruppi sociali proto-primitivi di pochi individui riuniti in gruppuscoli: c'erano gli eremiti, coloro che sceglievano le grotte più lontane e inaccessibili e si vedevano solo di rado e prevalentemente da lontano; c'erano i nuclei familiari, babbo, mamma e figlioli, che sceglievano le grotte più vicine alla costa per poter pescare tutto il giorno con canotti e attrezzature "fai-da-te", e c'erano i gruppi organizzati, con un capo alfa, le sue ragazze e i sottoposti.
Il vicino paese garantiva l'approvvigionamento dei beni necessari, tabacco e cartine per rollare gli spinelli, vino, e qualche scatoletta di cibo; troppo poco per accontentare le aspettative dei commercianti locali speranzosi di un turismo danaroso e incattiviti dalla favola della brutta pubblicità alla zona offerta dai capelloni drogati. C'è da dire invero che all'epoca girava già anche molta droga pesante, che poteva essere contrabbandata via mare attraverso le bocche di Bonifacio, sulle quali Capo Testa si affaccia e consente l'approdo di piccole imbarcazioni in una sua caletta vicina alla via d'accesso all'entroterra. Ci si poteva chiedere se qualche mafiosetto si fosse mescolato agli hippies per condurre affari loschi, ma come esserne sicuri? Le forze dell'ordine avevano sì condotto operazioni di controllo, anche con elicotteri, ma la peculiarità del luogo richiedeva una presenza costante e non visite sporadiche e brevi. Ci pensò il WWF, interessato a mantenere integra la zona dal punto di vista naturalistico, che organizzò un presidio fisso, che durò qualche settimana. Io partecipai a quel presidio con la qualifica di Capo Campo. Proprio in quella caletta che si sospettava approdo di merci illecite ebbi il fatidico incontro con l'Homo erectus.
"Homo erectus aveva una capacità cranica maggiore rispetto a Homo habilis e una notevole somiglianza con gli esseri umani moderni, ma aveva un cervello di dimensioni corrispondenti a circa il 75% di quello di Homo sapiens. I membri della specie erano piuttosto alti. Dicono che i maschi fossero di maggiori dimensioni rispetto alle femmine. I fossili dimostrano come l'anatomia delle sue vie aeree non gli permettesse di produrre suoni di una complessità paragonabile a quella del linguaggio moderno."
A quei tempi, era la fine degli anni settanta, la valle della Luna era luogo desertico; nella caletta era raro incontrare qualche altro bagnante che come te era arrivato per un salutare tuffo in mare, tanto che la frequentavano solo naturisti. Gli hippies vagavano in altre zone, o si sapeva a che ora più o meno si svegliavano dopo una notte di tambureggiamenti e canti e suoni tribali davanti ai fuochi nella caverna più grande, quindi il bagno solitario era sempre garantito. Una mattina, uscito di buon ora dalla mia tenda canadese, tra le cinque o sei altre che ospitavano i componenti del presidio ambientalista, mi diressi alla spiaggetta, distante qualche centinaio di metri dalla duna che ospitava il nostro campo, per un bagno ristoratore. Su una roccia a trenta metri da me era accucciato un uomo nudo che scrutava attentamente le acque e già mi parve strana la sua anatomia, ossuta e muscolosa insieme, già ebbi a stupirmi di una carnagione scurissima ma non negroide, della sua capigliatura nera come la pece, del suo volto camuso identico a quello che avevo memorizzato frequentando ricerche antropologiche in ambito universitario. Lo riconobbi subito: era un Homo erectus. Non detti luogo ad alcuna manifestazione di soverchio stupore, anche se qualche secondo a bocca aperta ci sarò pure stato. Continuai in base al programma stabilito, affannandomi un po' poiché la fretta di immortalare l'evento tramite foto mi premeva e la macchina era in tenda. La presi e mi diressi alla spiaggia. Egli era sceso dal suo scoglio e camminava verso di me che brandivo la camera. Si chinò lentamente e raccolse un grosso sasso, non fece alcun gesto di minaccia ma io capii e abbassai l'aggeggio economico che avevo acquistato per qualche foto ricordo e feci rapido dietro front verso le tende, riparate dalla vegetazione, tra le quali già si riscontrava qualche animazione mattiniera. Uno dei miei campeggiatori aveva un attrezzo fotografico di miglior qualità e io lo pressai a prestarmelo. Con quello mi misi dietro ad alcune pietre e cespugli tentando di scattare senza essere visto, ma al tipo non scappava nulla e si aggirava tranquillo a portata di tiro con il suo bel sassone in mano. Rinunciai. Ero certo che se avessi scattato sarebbe successo un bel casino, con morti e feriti. Non lo rividi più il mio Erectus durante i restanti giorni del campo, ma non dimenticherò mai quella strana esperienza.
*** Intanto il gruppo di hippies più numeroso della valle della Luna era in fermento. Non gradivano la presenza degli ambientalisti, ai quali peraltro non fregava più di tanto di quel che succedeva dalle altre parti, impegnati com'erano in quella insperata vacanza in un luogo meraviglioso e attenti a seguire le regole del massimo rispetto per l'ambiente come da manuale.
Gli hippies (capeggiati da un maschio-alfa sardo fuoriuscito dalla pastorizia estrema del nuorese - da qui il sospetto convenzionale di suoi traffici illeciti - accompagnato da due giovanissime bionde tedesche sempre seminude e una più bella dell'altra e da un manipolo di compari arruffati da ogni dove), ci accusavano di limitare le loro possibilità di sopravvivenza in quanto denunciavamo vari attentati alla vegetazione, da essi provocati per procurarsi la legna per i fuochi rituali, e qualche discarica abusiva a loro attribuita. La turbolenza sfociò poi nel furto della motosega del responsabile locale del WWF che aveva partecipato al campo solo per il tempo necessario a spiegare alcune regole ed era poi rientrato in paese. A seguito di tal delittuoso evento, si susseguirono le riunioni degli ambientalisti per decidere il da farsi. La vittima, il responsabile locale dell'associazione, voleva denunciare il furto indicando come autori i nostri hippies, ma come responsabile del campo io respinsi la proposta e chiesi una proroga di qualche giorno. L'intervento della Forza pubblica si sarebbe risolto in un nulla di fatto, la motosega sarebbe sparita per sempre, nascosta in uno dei mille buchi invisibili della montagna e gli hippies impuniti non ce l'avrebbero perdonata rendendoci difficile proseguire serenamente l'esperienza. La mia tesi fu accolta e ci preparammo alla serie di incontri tribali che sarebbero dovuti seguire per tentare con il dialogo di ottenere la restituzione del maltolto. Dopo una serie di incontri amichevoli individuali tra i miei compagni di campo e i ragazzi delle grotte programmati in funzione di un rasserenamento generale dei rapporti, stabilita che fu così una sorta di piattaforma per il dialogo, ottenemmo che una nostra delegazione potesse partecipare ad una riunione rituale presso la caverna del capo. Scelsi tra i miei compagni e le mie compagne i due più massicci tra di essi, un irlandese rosso di capelli alto quasi 2 metri e un ragazzo veneto altrettanto dotato. In tre ci recammo alla caverna, e arrivati ci sedemmo nel cerchio che gli abitatori avevano già formato, intorno al fuoco di legna ottenuto grazie alla motosega rubata. Ci scambiammo sorrisi e fumammo insieme sostanze pregiate da "chilum" di terracotta parlando del più e del meno. Poi ci alzammo e senza aver speso una sola parola sull'argomento scottante che era sottinteso, ci separammo e ognuno tornò ai suoi affari. Il giorno dopo la motosega ricomparve e la storia fu chiusa lì.

 

IO SONO EUROPEO 17 DICEMBRE 2019

 

Il mio sangue è un misto di tutte le popolazioni e i gruppi etnici che hanno frequentato questo paese proveniendo da tutti gli altri, dal profondo Nord all'estremo Sud, dal selvaggio est alle civili colonne d'ercole.
Sono europeo perché la cultura che mi circonda e che fa di questo paese un eccellenza insuperabile è la sintesi del pensiero e dell'azione di cervelli e anime vaganti, paesi dopo paesi, corti reali dopo corti reali, tribunali del popolo e restaurazioni. Sono europeo perché esserlo mi solleva dalla vergogna di condividere il mio paese e dunque la mia esistenza con quelli che chiamano sovranisti, una minoranza di pavidi incolti, refrattari a qualsiasi tentativo di ragionamento, incattiviti dalla vita sciupata che fanno, tra cibi avariati ma di primo prezzo per riuscire a pagarsi l'auto costosa, alcoli potenziati e droghe fisiche abbrutenti per sopportare quella che chiamano "sfida quotidiana" che non è altro che un mezzo per provocare lo stress e creare disagio sociale diffuso. Reclutati e comandati da loschi figuri che cercano di mascherare il loro fascismo di fatto attraverso messaggi confusivi capaci di sviare l'attenzione in tempo reale dall'alluvione di merda che vogliono rappresentare, al solo scopo di creare una dittatura che consenta ai loro sponsor economici di spadroneggiare senza alcun contraddittorio e senza alcuna opposizione. Sono europeo perché mi auguro che l'Europa insieme possa scongiurare questo futuro osceno.

POLIZIA PER LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS

(anche il Traduttore di Google fa propaganda proibizionista) 16 DICEMBRE 2019

“Sindacati di Polizia e associazioni per la depenalizzazione dell'uso di stupefacenti, contro la guerra alla droga e ai consumatori.”
“Polizia e gendarmi del collettivo Police Against Prohibition e dell'Unione sud-interna, i tossicodipendenti delle associazioni ASUD, CIRC, Norml-France, Principi attivi, Psychoactive e Techno-Plus e la Lega dei diritti umani insieme firmano un invito a riformare la legislazione, condividendo le stesse osservazioni e le stesse esigenze in merito alla repressione dell'uso di stupefacenti e delle sue conseguenze…”
E' l'incipit di un recente comunicato congiunto nel quale i rappresentanti di due sindacati di polizia francese, assieme a numerose associazioni di supporto agli utilizzatori e dei diritti umani, denunciano i fallimenti del proibizionismo e indicano la legalizzazione come unica via per contrastare il fenomeno della criminalità organizzata.
Prima di condividere la traduzione di alcune parti di questo documento vado a soffermarmi sul traduttore google, che uso per sveltire a copia incolla la stesura della traduzione; noto subito delle differenze direi pesanti tra il testo francese e quello googleiano: per esempio “contre la guerre aux drogues”” (ovvero contro la guerra alle droghe), diventa contro la guerra alla DROGA. Infatti la disinformazione che attua il proibizionismo parte da questo uso strumentale del termine, atto a creare confusione e orientare odio e disapprovazione su qualsiasi tipo di consumo illecito, anche quello responsabile e sostanzialmente innocuo dei cannabisti. Nell’elenco degli aderenti poi si segnala la partecipazione degli utilizzatori di droghe (usagers de drogues) che per google diventano TOSSICODIPENDENTI, ad accendere quel disprezzo brufoloso e patetico del benpensante o del malpensante ipocriti. Ecco dove sono riusciti a far arrivare l’incultura proibizionista questi soggetti politici pianificatori: sui motori di ricerca italiani. In Francia però ci pensano gli stessi poliziotti a smontare la muraglia di spazzatura indifferenziata dei nemici della legalizzazione.
Ecco alcune delle dichiarazioni più significative:
“È stato a lungo dimostrato che la sanzione non dissuade e che sotto tutti gli aspetti la politica repressiva perseguita dal 1970 è un fallimento. Le forze di polizia dedicano più della metà delle loro attività di iniziativa per arrestare e mettere i “tossicodipendenti” (utilizzatori di droghe) in custodia di polizia, per un reato minore, senza vittima, né indagini poiché viene chiarito nel momento in cui è trovati. L'offesa dell'uso di stupefacenti è solo un pretesto. L'uso di statistiche etniche da parte di altri paesi indica un aspetto completamente diverso di questo monitoraggio degli utenti.
L'argomento della salute è un alibi e quello della sicurezza pubblica è un esca.
È una forma di controllo sociale che opera ed è più corretto parlare di repressione dei consumatori e criminalizzazione di gruppi sociali e individui, piuttosto che di repressione rigorosa di un reato.
A differenza di altri reati, l'azione della polizia si applica ai “tossicodipendenti” (utilizzatori di droghe) per quello che sono, non per quello che fanno o hanno in tasca.
Questo principio non è nuovo. Negli Stati Uniti, gli hippy hanno pagato il prezzo criminale per il loro consumo di cannabis e psichedelici perché hanno contestato la guerra in Vietnam, la guerra all'eroina ha preso di mira la povera comunità afroamericana. Oggi, il pretesto per la repressione dei neri è il crack, molto più severamente punito della cocaina bianca, mentre il principio attivo è lo stesso. Nel frattempo, la classe media bianca prende troppo interesse e muore di oppioidi. Le overdose sono tra le centinaia di migliaia.”
...Chapeau. Pulotti italici ci vogliamo emancipare un poco? Grazie.

 

(Traduzione integrale) "La questione delle droghe è posta con forti argomentazioni in termini di salute e riduzione del rischio, lasciando tra le linee del dibattito, che essenziale, la realtà della repressione, il suo meccanismo e il suo non detto.
Questa è una domanda centrale. La politica antidroga è la polizia prima ancora che sia giudiziaria. Come possiamo dimenticarlo quando oggi appare nella legge, il delitto va bene? Questo sistema mina i diritti degli utenti e dei cittadini, rende le autorità di contrasto un'autorità per stabilire, perseguire e giudicare, in contrasto con la separazione dei poteri e sebbene sia inclusa nel Codice di sanità pubblica e applicandosi a comportamenti individuali e rischiosi, rompe il legame con... la salute pubblica. Esattamente calibrato per costituire una chiamata aerea alla politica della figura, la multa fissa rafforza l'arsenale repressivo e complicherà l'azione delle forze di polizia con un maggiore requisito di "risultati", a scapito di le tensioni in eccesso e l'ostilità reciproca nei quartieri che viene loro chiesto, secondo le parole del governo, di "riconquistare", mentre è urgente una pacificazione tra popolazione e polizia.
Mentre altri paesi stanno sviluppando la loro legislazione e, in nome della salute e della legge, un certo numero di esperti chiede la fine delle misure repressive, la Francia, il paese più repressivo in Europa, è testardo in una logica proibizionista
( 1 ). Il consumo di cannabis e cocaina supera i record ( 2 ). È stato a lungo dimostrato che la sanzione non dissuade e che sotto tutti gli aspetti la politica repressiva perseguita dal 1970 è un fallimento.
Questa repressione è comunque intensa. Le forze di polizia dedicano più della metà delle loro attività di iniziativa per arrestare e mettere i tossicodipendenti in custodia di polizia, per un reato minore, senza vittima, né indagini poiché viene chiarito nel momento in cui è trovati.
L'offesa dell'uso di stupefacenti è solo un pretesto. L'uso di statistiche etniche da parte di altri paesi indica un aspetto completamente diverso di questo monitoraggio degli utenti. L'argomento della salute è un alibi e quello della sicurezza pubblica è un esca. È una forma di controllo sociale che opera ed è più corretto parlare di repressione degli utenti e criminalizzazione di gruppi sociali e individui, piuttosto che di repressione rigorosa di un reato. A differenza di altri reati, l'azione della polizia si applica ai tossicodipendenti per quello che sono, non per quello che fanno o hanno in tasca. Questo principio non è nuovo. Negli Stati Uniti, gli hippy hanno pagato il prezzo criminale per il loro consumo di cannabis e psichedelici perché hanno contestato la guerra in Vietnam, la guerra all'eroina ha preso di mira la povera comunità afroamericana. Oggi, il pretesto per la repressione dei neri è il crack, molto più severamente punito della cocaina bianca, mentre il principio attivo è lo stesso. Nel frattempo, la classe media bianca prende troppo interesse e muore di oppioidi. Le overdose sono tra le centinaia di migliaia. È per questi tossicodipendenti che l'America oggi pone la salute prima della punizione.
In Francia, la legge del dicembre 1970 è stata approvata dal governo, sotto pressione di deputati poco convinti dei meriti della repressione dell'uso di droghe, in risposta e ingiunzione morale ai manifestanti del 68 maggio che non si erano fermati voler rifare il mondo. Questa repressione, che sembra un automatismo pavloviano, fa quindi parte di una cultura di polizia che consiste in pratiche discriminanti, ingiuste, a volte brutali. È la gioventù visibile nello spazio pubblico, nei quartieri della classe operaia, nella precarietà, nell'origine degli immigrati, nelle facies e nell'aspetto, che sono presi di mira tramite controlli di identità. La politica dei numeri ( 3 ) - il cui scopo è comunicare un buon indice delle attività di servizio, a sua volta supportata da un sistema di compensazione delle prestazioni che coinvolge l'intera gerarchia della polizia e della gendarmeria - non non si può fare a meno della soppressione dell'uso di stupefacenti e del tasso di chiarimento del 100% che questo crimine presenta. E questa repressione può esistere solo grazie a specifici controlli di targeting e identità, l'unica attività di polizia che sfugge alla contabilità meticolosa. La repressione del consumo di droghe, le politiche numeriche e i controlli di identità formano un sistema tossico che non serve la sicurezza e la salute pubblica o il servizio pubblico. Non è più ragionevolmente possibile mettere sotto pressione la polizia, ripetere loro che "dieci fumatori di merda in GAV sono meglio di un trafficante" e pretendere da loro una repressione in cui nessuno credo e controlli di identità il cui unico scopo è scoprire la stupidità , per la sola ragione di fare numeri .
La repressione costa al contribuente 1,13 miliardi di euro/anno, ovvero il 77% del denaro pubblico destinato alla politica sulle droghe, è tempo di essere responsabili.
Non è più umanamente accettabile che, per fare una cifra, i tossicodipendenti siano soggetti a sanzioni penali a rischio di esclusione sociale. Sono solo colpevoli di piacere, una scelta personale o, nel peggiore dei casi, un problema di dipendenza, di salute. Il Portogallo ha depenalizzato l'uso di stupefacenti dal 2001 e ha introdotto una legislazione al di fuori del campo criminale, che ha avuto pieno successo. L'uso di droghe è tra il più basso e il più basso tasso di overdose in Europa.
Chiediamo alla Francia di porre fine al proibizionismo, una sorta di cieca immobilità e, infine, di prendere in considerazione le vere sfide delle politiche pubbliche sulla droga. Tale articolo L.3421-1 del codice di sanità pubblica che prevede la soppressione dell'uso di stupefacenti è abrogato e sostituito da disposizioni che privilegiano la legge, la salute e la riduzione del rischio.
Che la misurazione statistica dell'attività della polizia e del crimine non deve più soffrire a causa della politica dei numeri a scapito della sicurezza pubblica. E che è quindi previsto che le indennità assegnate ai dirigenti, possano remunerare altre missioni che rientrano nella gerarchia (benessere sul lavoro, prevenzione del suicidio ...)Che i controlli di identità siano incorniciati, da una ricevuta o da una crittografia allo stesso modo di qualsiasi missione della polizia."
Tribune pubblicato in Liberation,
10 maggio 2019

https://www.stoplaprohibition.fr/PCP-tribune-prohibition-repression/?fbclid=IwAR2FJ3ldjKY8mTuYcBSrBP46-qLtTgNMInwjMkHDpHuQQqmqRHNDlfpq75s

 

SAN PATRIGNANO NO 14 DICEMBRE 2019

 

Le comunità di recupero che condannano l’uso di Cannabis come male supremo non dovrebbero più prendere fondi pubblici .
Parliamo del problema in onestà e parliamo di dipendenze,di ossessioni e tutto ciò che tramite un rituale porta a gestire un “buco” emotivo e quindi la dipendenza è un concetto che può essere slegato completamente dalla sostanza chimica utilizzata se no non si spiegherebbero dipendenze da punture di insetto e da ingestione di pelo animale e di contro un sacco di persone (la maggioranza) che utilizzano Cannabis dalla prima ora non trova logico,il passaggio a sostanze più “pesanti” .
Forse centrando meglio il problema e utilizzando strumenti più adatti si avranno migliorie nei risultati ottenuti sul recupero di ex tossico dipendenti
Detto questo oltretutto La Cannabis legale non è destinata ad un mercato adolescenziale visto che per loro non ha senso pagare della Canapa agli stessi prezzi della Cannabis ad alto Thc .
Il mercato o filiera legale darà inoltre sicurezza sulla qualità delle produzioni e terrà sotto controllo i vari passaggi obbligando a rispettare diverse norme igienico sanitarie e la concorrenza livellerà il costo al consumatore finale che ne otterrà in fin dei conti un risparmio e di contro un aumento esponenziale della qualità del prodotto e non dimentichiamo che non si vende a MINORI .
Mamme Papà una domanda :il pusher che avete sotto casa,chiede il documento d’identità ai vostri figli prima di vendergli l’erba ????e se avrà finto l’erba e avrà convenienza nel vendergli Eroina o Cocaina si farà dei problemi?

Valerio Grassi

 

LETTURE IMPEGNATIVE 10 DICEMBRE 2019

Mi sono letto la RELAZIONE ANNUALE AL PARLAMENTO SUL FENOMENO DELLE TOSSICODIPENDENZE IN ITALIA ANNO 2019 (DATI 2018) presentata al paese qualche giorno fa a cura della PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE ANTIDROGA.
Già pretendo un applauso per lo sforzo di esaminare le 296 pagine del rapporto che si è avvalso della collaborazione di tutti i principali ministeri della repubblica.
Vari capitoli sono stati esplorati a volo d'uccello.
Ovviamente, la mia attenzione è andata alla Cannabis, e a come sono riusciti a sorvolare sulle ragioni per le quali secondo loro costituisca la più grave minaccia al mondo, molto di più del riscaldamento globale o della III guerra mondiale.
Dai dati forniti, questa pericolosità non risulterebbe.
Repressione, Prevenzione e Sostegno formano le tappe principali del documento, zeppe di cifre sui successi militari della guerra alla droga descritta e pianificata anche attraverso questi resoconti.
Già nella sintesi introduttiva troviamo il primo riferimento negativo; come! Subito subito? Ebbene si, subito appresso al sommario, insomma la prima cosa che si legge.
LA CANNABIS E I SUOI DERIVATI: DIFFUSIONE SEMPRE MAGGIORE pag III. (A beneficio dei media che ci si sono buttati subito collegandola con le cifre della mortalità che campeggiano nelle prime righe- vedi agenzie). Poi si enfatizza sulla repressione al fenomeno.
“...azioni di contrasto: il 58% delle operazioni antidroga, il 96% dei quantitativi sequestrati, l’80% delle segnalazioni per art. 75 DPR n. 309/1990 (Condotte integranti illeciti amministrativi) e il 48% delle denunce alle Autorità Giudiziarie sono relative ai cannabinoidi (marijuana, hashish e piante di cannabis)”.
E a ruota segue la presentazione del CAST...Ma che cast è stocast?
E' un questionario per studenti, anonimo, che dovrebbe fornire informazioni su chi martirizzare tra gli adolescenti, quelli che la usano di più degli altri...”sono circa 150.000 gli studenti tra i 15 e i 19 anni che sono risultati positivi al CAST - Cannabis Abuse Screening Test e che, per le quantità e le modalità di utilizzo della sostanza, potrebbero necessitare di un sostegno clinico per gestire le conseguenze del consumo.” Capito mi hai? Preparano lavaggi cerebrali a gogò per giovani adulti, e adolescenti, magari conditi con psicofarmaci, nel mito della psicosi, che comunque dei matti fuoriditesta come questi non potranno mai curare agli altri. Tra l'altro, nel questionario del CAST potrete sostituire la parola Cannabis con le seguenti altre: Tabacco, Alcol, Gioco d'Azzardo, Psicofarmaci, Barbiturici e quant'altro senza che il risultato cambi. La Cannabis al contrario è solo una pianta officinale.
COCAINA Questa sostanza rappresenta a oggi uno dei pericoli sociali di maggiore rilevanza
“I quantitativi di sostanza sequestrata e i prezzi al dettaglio non sono cambiati negli ultimi due anni e, anche se le percentuali dei giovanissimi che l’hanno utilizzata almeno una volta sono in leggera diminuzione (2,8% rispetto al 3,4% del 2017), rimane, dopo la cannabis, la sostanza maggiormente consumata dai poliutilizzatori.”
NB La diminuzione dell'uso di coca è correlata all'aumento del consumo di cannabis; se ne deduce che la Cannabis può fungere da strumento di disintossicazione dalla cocaina... ma figurarsi se questi furboni l'ammettono!
CONSEGUENZE SOCIO-SANITARIE CORRELATE AL CONSUMO DI SOSTANZE STUPEFACENTI: nessun accenno alla Cannabis, semplicemente essa non esiste in questa casistica.
Quindi: non solo non è mai morto nessun consumatore di Cannabis e nemmeno alcuno si è mai ammalato gravemente. La cannabis è medicinale infatti.
CONSEGUENZE SOCIALI CORRELATE AL MERCATO DELLE SOSTANZE:
“In aumento, rispetto allo scorso anno, risultano i soggetti segnalati per detenzione di sostanze per uso personale (art. 75 DPR n. 309/1990), l’80% delle quali sono da riferirsi al possesso di cannabis. Stabile il numero delle persone denunciate all’Autorità Giudiziaria per reati in violazione del DPR n. 309/1990 art. 73 (Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope), che comprende il reato cosiddetto di spaccio, e art. 74 (Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope): nel complesso sono state 35.745...” Ovvero è tutto un miscuglio criminale tra ortolani, trafficanti e nuovi imprenditori; quanti sono gli uni e quanti gli altri? Non pervenuto. Questi esperti ministeriali ci avranno pure qualche laurea ma secondo me la maggior parte se l'è comprata.
“Il mercato illegale è in costante evoluzione ed ha conseguenze nell’ambito penitenziario. La popolazione carceraria è costituita per un terzo da detenuti che hanno commesso reati di produzione, traffico e detenzione per lo spaccio di sostanze stupefacenti, e per un quarto da soggetti tossicodipendenti a cui sono erogati trattamenti terapeutici e riabilitativi.”
E questo è il risultato del proibizionismo che non ci si vergogna a dichiarare.
LA PREVENZIONE: UNA "RISORSA" FONDAMENTALE
“In questo scenario, gli interventi di prevenzione rivestono un ruolo fondamentale, in particolar modo in ambito scolastico, per l’importanza dell'azione preventiva precoce, specie in termini educativi per identificare tempestivamente i comportamenti a rischio e le condizioni di vulnerabilità psico-comportamentale.”
Prevenzione al posto di Informazione ovvero superare con “non chalance” quel sottile confine con la propaganda.
Spacciatori vari: “Sono state denunciate 35.745 persone per reati in violazione del DPR n. 309/1990, dato in aumento dal 2017. Il 48% delle denunce è da imputarsi ai derivati della cannabis, il 36% alla cocaina, dato in sensibile aumento dal 2017, il 10% all’eroina e il restante 6% ad altre sostanze. Il 40% dei soggetti segnalati proviene da altri Paesi e il 4% è minorenne (ovvero circa 1430 minorenni denunciati per reato penale)”.
“I procedimenti penali pendenti per reati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti (art. 73 DPR n. 309/1990) sono stati 85.332 e hanno coinvolto 178.819 persone, dati in crescita dal 2017. Diminuiscono invece le persone condannate per tali reati, che nel 2018 sono state 14.380, l’11% circa del totale di tutti i condannati. La maggior parte di questi soggetti era alla prima condanna”
...(dunque incensurati, e l'hanno trasformati in criminali).
“In Italia 2018 le operazioni antidroga delle F:O sono state più di venticinquemila.” Quanto ci sono costate? Milioni di euro? E 85.000 PROCESSI quanto ci costano?
“Al 31 dicembre 2018 i procedimenti penali pendenti per il reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 73 DPR n. 309/1990) sono stati 85.332.”

"Le operazioni antidroga hanno portato al sequestro di 123.186,14 kg e di 34.775 dosi/compresse di sostanze stupefacenti, oltre a 523.176 piante di cannabis, con aumenti rispettivamente del 4,5%, 5,2% e 93,9% rispetto al 2017.” Parola d'ordine: estirpare la cannabis in Italia, per poter lucrare sulle importazioni dall'estero e far vivere il narcotraffico a beneficio delle cosche e delle lobby che agiscono a livello politico.
I MINORI
“I minori segnalati all’Autorità Giudiziaria nel 2018 sono stati 1.275 (500 dei quali in stato di arresto) pari al 4% del totale delle persone segnalate a livello nazionale, con un decremento di circa il 7% rispetto all’anno precedente. Le denunce (52 delle quali a carico di quattordicenni) presentano incrementi costanti man mano che ci si avvicina alla soglia della maggiore età.”
“Tra i minorenni denunciati 75 sono donne (6%) e 249 provengono da altri Paesi (20%), in particolare Tunisia, Marocco, Romania, Senegal ed Egitto. Relativamente al tipo di reato 1.269 minori sono stati segnalati per traffico/spaccio (art. 73) e 6 per associazione finalizzata al traffico (art. 74 DPR 309/1990).I l 33,2% degli studenti (più di 850.000 15-19enni), ha utilizzato cannabis almeno una volta nella vita (M=36,8%; F=29,4%), il 25,5% (660.000 studenti) l’ha usata nel corso del 2018 (M=29,2%; F=21,7%) e il 15,3% (395.000 ragazzi) nel corso dell’ultimo mese (M=18,2%;F=12,2%). Il 3,4% degli studenti (circa 87.000) che ha riferito di averne fatto un uso frequente, ossia 20 o più volte al mese (M=5,2%; F=1,4%).”
”Età di primo uso.
“Per oltre la metà (51,9%) degli studenti che hanno utilizzato cannabis l’età di inizio è stata tra i 15 e i 16 anni e il 20,9% aveva 17 anni o più, soprattutto per le studentesse; il 18,5%, il 5,8% e il restante 2,9% avevano rispettivamente 14, 13 e 12 anni, in particolar modo gli studenti di genere maschile. Nel corso degli ultimi 10 anni risultano diminuiti i giovani che, in termini percentuali, hanno iniziato ad utilizzare la sostanza a 12 anni o prima, passando da quasi il 5% degli anni 2009-2011 all’attuale 3%; stesso quadro si presenta per coloro che hanno iniziato prima dei 16 anni, che dal 28% del 2015 sono passati al 24% nell’ultimo anno.”
“Il 90% degli studenti che hanno consumato cannabis durante l’anno ne ha fatto un uso esclusivo, il 5,6% ha assunto anche un’altra sostanza illegale e il 4,4% ne ha assunte almeno altre due. Le sostanze più utilizzate dal 10% che non si è limitato alla sola cannabis sono: la cocaina (61,5%), gli stimolanti (48,2%), gli allucinogeni (45,5%) e l’eroina (27,2%).”
“Osservando le abitudini di consumo, quasi il 38% di chi ha utilizzato cannabis nel 2018 ha riferito come abituale il consumo della sostanza con gli amici. Il consumo in compagnia sale al 57,1% tra coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo mese e ad oltre il 91% tra chi ne riferisce un uso frequente (20 o più volte nell’ultimo mese).”

Segnalazioni
“Nel 2018 le persone segnalate alle Prefetture - UTG per detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope per uso personale (art.75 DPR n. 309/1990) sono state 39.278 (aggiornamento al 4 aprile 2019), per un totale di 41.054 segnalazioni. Il 93% dei segnalati è di genere maschile, l’11% è minorenne e il 5,4% è stato segnalato più volte nel corso dell’anno.”
“Rispetto all’anno precedente si registra un incremento di quasi il 2% delle persone segnalate, soprattutto di genere femminile, mentre rimane stabile la quota dei minorenni segnalati. L’80,1% delle sostanze che hanno portato alla segnalazione appartiene alla famiglia dei cannabinoidi, per il 14,4% si tratta di cocaina, per il 4,6% di eroina e simili e per l’1% di altre sostanze stupefacenti come stimolanti, amfetamine, ecstasy e analoghi, allucinogeni.”

A proposito di Psicosi.
"Nel 2018 presentano almeno una patologia psichiatrica 7.860 assistiti (9.925 nel 2017), pari al 6,2% degli assistiti in trattamento presso i SerD: il 63,6% è affetto da disturbi della personalità e del comportamento, il 16,9% da sindromi nevrotiche e somatoformi, il 12,0% da schizofrenia e altre psicosi funzionali, il 3,1% da depressione e l’1,9% da mania e disturbi affettivi bipolari. Nel 2018 il 64,7% degli utenti risulta in trattamento, come sostanza primaria, per eroina, il 19,6% per cocaina e l’11,4% per cannabinoidi (15.171)."
Facendo le debite proporzioni, di quell'11 percento degli assistiti al SerD per cannabis, ovviamente quasi tutti obbligati, solo poco meno dell'uno percento (1%) viene classificato come “disturbo psicologico”, con ciò mandando a puttane tutti gli articoli recentemente usciti sulla stampa relativi ai danni psicotici della sostanza sui giovani adulti. Che figure di merda!

 

NUOVE MALATTIE PROFESSIONALI 6 DICEMBRE 2019

 

Carabiniere si ammala per la combustione di cannabis sequestrata. All'odioso imam dell'Isis, Sahl Vi Nhi, va attribuita la creazione in laboratorio e successiva diffusione di questa nuova malattia professionale che colpisce gli agenti impegnati in rastrellamenti di Cannabis sativa originaria.
Le F.O ringraziano l'ex ministro.

 

NATURA MORTA 6 DICEMBRE 2019

 

In verità sono incazzato con i lanzichenecchi. Tutta una serie di circostanze ambigue mi consiglierebbero di non far apparire questo mio stato emotivo avverso. Talmente incazzato che spesso non posso esimermi dal mandarli a quel paese anche pubblicamente. Civilmente sempre, ma senza tanti sconti. Il blec fraidei se lo scordano. Essere incazzati con qualche ente pubblico esclusi i partiti è roba tesa. Sei tu contro lo Stato e come diceva un detto popolare lo Stato vince sempre. Ma in fin dei conti la mia non è altro che una feroce presa di culo, avendo ben capito che non è la logica una prerogativa dei governanti, talmente deliranti in ogni manifestazione da sembrare marionette affrancate e poi impazzite. Essi, i lanzichenecchi, sono solo elementi del caos e la presadiculo è ampiamente giustificata per la loro presunzione di essere ordine invece che semplici ingranaggi disordinati al pari di ognuno. Vanno umanamente compresi, ma la comprensione non esclude l'incazzatura. Ma come gli viene a questi testoni di strapparmi e violentarmi le piante meravigliose e profumatissime che mi servivano per tirare a campare qualche anno in più senza soffrire troppo? E poi le piante stesse, sono esseri viventi con una sensibilità accertata dalla scienza, perché trattarle in quel modo barbaro? Non avete una coscienza? Non avete una cultura? No? Peccato.

 

LA MINIERA 5 DICEMBRE 2019

 

Il Thc è come il Coltan un minerale indispensabile per gli smartphone che per averlo le industrie tecnologiche scatenano guerre schifose. Fanno uguale le case farmaceutiche. Dominate dalle finanze vaticane e da loro partecipati lo vogliono tutto per loro, per poter continuare a lucrare in futuro sulla pelle del malati, e per averlo non esitano a contaminare i politici e i governanti. E per averlo ignorano la sofferenza del prossimo e scatenano i militari per reprimere la sacrosanta dissidenza.

 

 

SCHERMAGLIE AMOROSE 4 DICEMBRE 2O19

 

 

Immanenza? Trascendenza? Non c'è l'uno senza l'altro.
Libri sulla materialità e libri sulla trascendenza sullo stesso soggetto. I primi sono quelli sponsorizzati politicamente in quanto rappresentano un target economico-finanziario da settore primario, i secondi vengono silenziati in quanto rappresentano un target culturale che non fa pil e anzi si sottrae spesso al regime fiscale coltivandosi l'erba da sé.

 

PSICOSI E PIETRE  3 DICEMBRE 2O19

 

Strisciando strisciando ci mettono in testa che il Thc fa male, dicono al cervello; dicono che può creare psicosi in soggetti predisposti, dicono che ti danneggia la memoria. Dicono. Ma prima.. Cari scienziatoni specializzati nei terrificanti poteri negromantici del Thc, mi volete spiegare come mai non siete arrivati a capire, dopo lunghi studi accedemici, che avere qualche psicosi è lo stato naturale di tutti i viventi in qualsiasi epoca in qualsiasi posto? E' dato scientifico. E' condizione umana. Chi è che non affronta almeno un paio di psicosi nella sua vita? La mia psicosi l'ho avuta (e il mistero infinito la mette davanti ad ognuno affinché venga superata, costituendo uno step sul cammino della consapevolezza). La mia psicosi da diciottenne cannabista è stata che quando assumevo la sostanza mi sentivo preda di una timidezza patologica che m'impediva un contatto personale qualsiasi. Nel lessico dei tempi si diceva andare in "para". Una psicosi che mi sono portato dietro per qualche tempo, sulla quale, non avevo scuse, dovevo indagare per scoprirne le reali cause, quelle messe in luce dalla nuova condizione di frequentatore di realtà non ordinarie. Ora, l'inadeguatezza della tua presunzione assunta nel vissuto quotidiano per costruirti un personaggio sociale credibile, utilizzando forzature più o meno pesanti, è l'elemento condizionante della psicosi da Cannabis. Il Thc, in combutta con chissà quali e quante altre molecoline sinergiche, non sopporta le finzioni, le maschere. Ti vuole vedere in faccia. Il Thc sei tu. Ci avessero davvero fornito una prova visibile che faccia male, tipo un filmato su soggetti in esame, per confermare tutto sto popò di studi dedicati a dimostrare qualsiasi cosa, sempre che rimanga teoria. Per esempio presentatemi un vecchio cannabista in confronto con un invecchiato proibizionista alla tivvù. No eh? La cosa Vi sputtanerebbe.

 

ETERNI RIPETENTI 20 Novembre 2O19


Il 20 Novembre è la giornata dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, come sancito dall'ONU trent'anni fa. Io intendo dedicarla a "Giò", un sedicenne che si è levato la vita a Lavagna qualche tempo fa per l'onta di aver subito una perquisizione per pochi grammi di hashish.

"La droga fa male". A volte uccide anche solo a nominarla o possederla. Una giornata questa che forse grazie al maltempo in tutta Italia ha evitato la pratica discutibile delle perquisizioni poliziesche dentro le aule scolastiche, preferibilmente della scuola media; ovvero nei confronti di ragazzi di 11/13 anni d'età, alla ricerca di Cannabis, la cosidetta droga leggera. E' l'età dell' adolescenza, dove ragazze e ragazze cominciano a fare i conti con la realtà che li circonda e ad accorgersi del brutto e del bello che hanno intorno. E' l'età nella quale alcuni di loro si fanno “grandi” con cose trasgressive, per apparire tosti e maturi, ma nessuno di loro lo è, sono ancora cuccioli. Negli anni del dopoguerra questa era l'età dove i più abbandonati, ragazzi di strada, portavano le sigarette da fumarsi in bagno e contagiare al vizio i compagni e più che una nota o nei casi più recidivi una breve sospensione, non succedeva nient'altro e già note e sospensioni pesavano assai sulla coscienza di chi veniva beccato. Oggi la Cannabis sta sostituendo il tabacco in tutto il mondo e è per questo che si ritrova negli zaini di qualche adolescente sbruffoncello, e quasi sempre si tratta di Cannabis legale, ovvero senza principio drogante. Oggi ci mandano poliziotti e cani. Ce li mandano perché qualche delinquente al potere e qualche ignorante al comando hanno deciso di fare la guerra alla droga colpendo gli individui più fragili e innocenti della società ed esponendoli a traumi che non possono non influire negativamente sulla psiche e sul comportamento di questi adolescenti, ben più che un tiro di Cannabis. Hanno deciso di terrorizzare i cittadini innocenti fin dalla tenera età, calpestando diritti e considerazioni morali a danno dei nostri ragazzi, ai quali invece bisogna spiegare e soprattutto non raccontare balle. Loro vogliono solo verità. E la verità sulla Cannabis non gliela dicono mai. E questa repressione cieca è una grande bugia. Questo fanno e ne sono pure fieri. In questi giorni di vergogna per il caso Cucchi, questi non hanno imparato niente.

 

VITA DA CANNABIS  19 Novembre 2O19

 

Parte da una reazione a quello che ho considerato e considero una vera e propria operazione di annientamento culturale, orchestrata da governi trasversali di stile terzomondista per affossare con la violenza della repressione terroristica spinte di rinnovamento sociale ed economico non compatibili con le forme di capitalismo globalista che ci vengono attualmente imposte. Politiche miopi e regressive, e inoltre traditrici: la cultura dell’erba infatti, a partire dagli anni 60 all’estero e poi relativamente diffusa anche in Italia dagli anni settanta in poi, è la protagonista indiscutibile delle reazioni positive sul sistema economico e culturale italiano a partire da quegli anni, realizzando, indicando e promuovendo percorsi economici che oggi sono divenuti vincenti, quali le agricolture naturali o la rinascita dell’artigianato artistico italiano, e sotto l’aspetto culturale, producendo una vasta diffusione di arte, cinema, letteratura e musica di longeva qualità. Dal punto di vista sociale inoltre, la cultura della Cannabis ha promosso stili di vita meno stressanti, impulsi alla salvaguardia attiva degli ambienti naturali, alimentazione più salutistica, medicine alternative, lato spirituale più consapevole. Tutte caratteristiche alle quali i governi aspirano e promettono di realizzare per poi disattenderle nei fatti.

 

TERRE SELVAGGE 13 Novembre 2O19

 

Anche qui nelle terre selvagge succede che i ragazzi delle medie stanno scoprendo la Cannabis e qualcuno se la porta pure a scuola per mostrarla ai compagni e alle compagne. Parlare di spaccio è grottesco e dimostra ancora una volta la totale impreparazione delle istituzioni di fronte a questa problematica. Cosa abbiamo fatto noi genitori venuti a conoscenza di tali "esperienze" (sigarette, o porcherie legali o vietate) nella classe? Niente di più che parlare individualmente ai ragazzi, spiegare e indurli ad un comportamento più rispettoso nei confronti della loro scuola facendo fronte comune responsabile contro queste manifestazioni infantili dei compagni che si credono dei ganzi, per non farli sprofondare nel bullismo. Abbiamo risolto così, senza alcun coordinamento tra di noi, con tutta la calma e la responsabilità possibile per non permettere che i nostri figli vengano traumatizzati dalle reazioni scomposte e bulliste della Forza Pubblica contro minori.

 

CONVERGENZE ASSOLUTE 11 Novembre 2O19

 

E' dai Media che parte il proibizionismo. L'altra sera, in televisione, durante uno dei tanti talk spazzatura che tutte le reti trasmettono dalla mattina alla sera sui nostri schermi, una coraggiosa interlocutrice tentava di trasmettere ai politici invitati i dati dell'ipotetico recupero di qualche miliardo nelle casse dello stato attraverso la legalizzazione della Cannabis. Ovviamente, la giornalista conduttrice, una matronetta biondastra non particolarmente attraente né dal punto di vista fisico né da quello professionale, al sentir parlare bene della “droga” cambiava argomento così velocemente da non poter mascherare la sua stizza per quell'intervento malaugurante, così da letteralmente soffocare un'eventuale prosecuzione del dibattito su tale tema. Dibattito che sui mezzi di comunicazione sia globali che locali è totalmente assente, dove l'abbondanza di ricerche fasulle e allarmiste sul nulla o quasi, pubblicate quasi quotidianamente, sta lì a dimostrarlo, in contemporanea con l'ossessiva riproposizione di immagini della Forza pubblica ad arrestare piantine e piantone.
Su questo tipo d'informazione posso fare un esempio e raccontare una storia vera. La primavera scorsa su tutti i giornali e giornalini della Toscana e oltre, esce con clamore la notizia di un vecchio contadino arrestato per aver coltivato quaranta piante di Canapa. L'anziano campagnolo viene descritto come il pusher della zona e fioriscono comunicati e post di allarme e condanna; in sede processuale poi il coltivatore dimostra che quelle piante erano maschi di canapone assolutamente privi di sostanza drogante (che si trova com'è noto solo nelle infiorescenza femminili) e che erano destinate a produrre cordame...quindi assolto con formula piena. Qualche d'uno di quei giornali e giornalini che hanno sbattuto la mostruosa Cannabis in prima pagina assieme all'anziano contadino e ai valorosi militi che l'hanno arrestato ha riportato la notizia di questa conclusione? Nessuno. Pertanto il vecchietto agli occhi dell'opinione pubblica resta un criminale.
Delle soverchianti notizie sulle ricerche mediche e sociali che dimostrano oltre all'innocuità di fatto della Cannabis, anche la sua estrema versatilità e efficacia nel trattare patologie diverse anche estreme non c'è traccia; dai nostri media ufficiali, grandi, medi o minuscoli non esce nulla. L'informazione corretta sulla Cannabis non è praticata nel main stream. Ma non c'è dibattito se non si confrontano due tesi opposte. Altrimenti si chiama propaganda. E quando la propaganda assume toni esasperati, non riuscendo evidentemente a realizzare il suo effetto sulla popolazione, diventa terroristica.
Questa convergenza assoluta degli organi d'informazione sulla criminalizzazione della Cannabis, e dunque su chi l'assume o su chi se la coltiva, non può che avere un unico regista: l'apparato statale. Il diktat viene dal vero centro decisionale finanziario multidisciplinare del paese, rappresentato in questa soap opera italiana da buona parte della magistratura e dai ministeri ad essa collegati, che è sempre lo stesso a prescindere dal colore di chi governa, che fatti i suoi conti economici e decisa la strategia per ottenere i massimi profitti da e per gli occasionali sponsor, la spalma sui sudditi attraverso i media per programmare una società adeguata al suo scopo: guadagnare il massimo possibile e controllare i guadagni degli altri, che quando minacciano una anche piccola, giusta, erosione di quella particolare torta vanno schiacciati come mosche. Monopolisti alla cazzo. Ecco perché i giornalisti veri si contano sulle dita di una mano e raramente gli viene concesso di intervenire sui fatti reali. E' il popolo del web che oggi svolge la funzione di contro-informare i cittadini sulle menzogne e sulle propagande del sistema proibizionista economico finanziario supportato dalle religioni monoteiste occidentali.

 

AUTOTERAPIA vs AUTOCONSUNZIONE 31 Ottobre 2O19


L'autoterapia è una pratica molto indicata per curarsi dai traumi da violenza proibizionista, o per curarsi da desideri di autocompressione delle funzioni mentali o addirittura dall'ottenebramento indotto dal sistema sulle funzioni mentali stesse causato dall'autoconsunzione. Un coadiuvante dell'Autoterapia è la Cannabis; i coadiuvanti dell'Autoconsuzione sono altre sostanze tra le quali gli psicofarmaci.

Fase #1 (il paradosso della sanità universale)
“In un mondo ormai condizionato dalla dittatura del farmaco, con relativa inondazione di professionalità medicali dovuta soprattutto all'impostazione economica capitalista dello stato dell'arte, la quale impostazione esige dai cittadini un enorme tributo di risorse per poter far funzionare a pieno ritmo una delle più produttive fabbriche di posti di lavoro...”
E' la fotografia della Sanità Pubblica che è diventata privata.
La valenza morale della cosa è da tempo andata a farsi benedire, sostituita da culti finanziari imposti. Il capitalismo produce un finto paganesimo, dove il divino è trasferito dallo spirito naturale all'alcol materiale, privando l'uomo del rapporto con l'altro da sé, l'uomo dall'ambiente. La maggioranza degli inurbati ormai considera “ambiente” quel microspazio ricavato tra muri soffitti e piste di cemento e plastica e vetro e acciaio e alluminio e polvere tossica. Agli inurbati, ma anche a tutti gli altri, ricchi possidenti compresi, gli si fa mangiare merda industriale di alto e di basso valore azionario, e bere prelibatezze o schifezze entrambe avvelenate. Ambiente è invece tutto ciò che contiene la grande cupola dell'atmosfera terrestre, all'interno della quale ci siamo anche noi. E tu rintanati quanto vuoi, ma resterai comunque a disposizione di madre natura dunque tanto vale divertirsi a confrontarsi con essa. Divertendosi è più facile apprendere quello che c'è da apprendere sulla vita e sulla morte.

Fase #2 Welcome in California (ma il problema è la GdF)
Con la legalizzazione della coltivazione privata di piante integre di Cannabis ad uso personale, ovvero con Thc presente in concentrazioni casuali di derivazione genetica originale non calmierate artificialmente, si potrebbe aprire anche un mercato di piccolissime quantità d'infiorescenze attive, parallelo a quello della light, dapprima circoscritto a scambi tra appassionati per testare un assaggio teso alla determinazione della qualità ottenuta dall'orticoltore; se tale qualità risultasse di gradimento e se ciò fosse segnalato, sarebbe un nuovo passo in avanti verso la fine del proibizionismo, con la richiesta da parte dei coltivatori amatoriali di regolarizzare anche lo scambio di piccole quantità determinate e valutate economicamente rispetto al loro valore intrinseco, come accade nel mondo del vino; ma consentire ciò per il fisco oggi creerebbe una fonte di evasione, ed è molto più facile tappare una falla che arginare un fiume, ovvero reprimere più i piccoli artigiani che i grandi finanzieri.

 

L'AMBIGUITA'TACIUTA 30 Ottobre 2O19

 

Una sostanza stupefacente, psicoattiva o psicotropa è una sostanza chimica farmacologicamente attiva, dotata di azione psicotropa, ovvero capace di modificare lo stato psico-fisico di un soggetto.
L'azione psicotropa della Cannabis è catalogata nella categoria “psicodislettica”: capace cioè di modificare la percezione, lo stato di coscienza o il comportamento dell'assuntore.
Sfatiamo il mito.
Andiamo a concentrarci sull'uso del termine “modificare” sul quale si basa molta della propaganda proibizionista: questa definizione non ha qualità.
La modificazione infatti è espressione neutrale, non esprime positività o negatività. Si può modificare in meglio come in peggio.
Al contrario degli oppiacei, alcolici, barbiturici e psicostimolanti chimici, nelle modificazioni sulla percezione, sullo stato di coscienza o sul comportamento dell'assuntore, la Cannabis conserva una schiacciante predominanza di dati col segno positivo rappresentati dalla enorme mole di testimonianze scientifiche che ne sanciscono la valenza positiva in vari campi quali quello medico, sociale, culturale, contro ad una minoranza spesso evidentemente frutto di sponsorizzazioni, ovvero ricerche pilotate, utili casomai, se ben svolte, a evitarne l'abuso, in possesso la pianta delle qualità officinali forti che nessuno nega.
Ma poi perché contrastare un'evoluzione?
Andiamo ora a confrontare con l'esperienza empirica personale le proprietà dei principi attivi psicotropi sugli obbiettivi individuati, cioè percezione, “coscienza” (in senso casomai di “presenza”... anche questo termine usato per definire è ambiguo e sbagliato) e comportamento.
1)E' vero: la percezione del mondo fenomenico è alterata nella misura in cui l'attività neurale viene sollecitata ad accogliere un maggior numero di particolari nell'ambiente esplorato. La percezione dunque viene potenziata, una modificazione in positivo. Per i debuttanti, lo shock del disagio a confrontarsi con un ambiente percettivo nuovo, debordante di messaggi dapprima inavvertiti, è un passaggio obbligato, non particolarmente feroce, una sorta d'iniziazione magico-contemporanea, verso l'assestamento del nuovo scenario, che in breve diventerà consueto, al pari del precedente. Solo più ricco (ci vorrebbero poveri in tutto, sia di beni materiali che immateriali!).
2)Lo “Stato di Coscienza”, questo uso sì che provoca una dicotomia!
Quale? La coscienza di sé? La coscienza di aver imparato a decidere cosa è buono e cosa è cattivo? O lo stato di sospensione sensoriale (il sonno da svegli)? C'è una bella differenza!
La coscienza di sé è sempre vigile; quella drogata è quell'altra, resa inerte dal cattivo utilizzo.
E passsiamo ora, Siore e Siori, al “comportamento”.
3)Ci sarebbe davvero da spiegare come mai la tartaruga e la lepre hanno diverse velocità e però arrivano sempre insieme al traguardo? Ancora? La Cannabis non ha nessuna influenza diretta sul carattere individuale, che è il motore biologico del comportamento, ognuno diverso. Anzi la Cannabis, invitando all'introspezione e all'analisi dei propri pensieri e atti, può realizzare l'eliminazione di atteggiamenti non congrui, importati, migliorando il carattere. Rendendolo definito. Insomma, per paradosso, le definizioni delle proprietà psicotrope della Marijuana ne rendono auspicabile l'uso globale per migliorare tutto il genere umano, che ne avrebbe davvero bisogno.

 

ANCORA IN PIEDI 29 Ottobre 2O19

 

Diario di un ex malato che si regge ancora in piedi.
Ci risiamo. Non ho scorte di cannabis per la stagione fredda. Vivo di elemosina dagli amici.
La notte, all'emergere della bruma, quando la pressione atmosferica si abbassa, intridendo l'aria di molecole di gelida umidità, il mio anziano corpo si atrofizza, dolendo in ogni punto che la vita passata ha logorato di più rispetto al altri meno usati... Gambe, mani, dita, ghiandole; tutto stenta a funzionare. Il disagio arriva al cervello, intorpidendolo e inibendogli i suoi vitali impulsi creativi. Mi reggo in piedi comunque, è questa la mia colpa? Siccome ho superato le fasi critiche della malattia e non appaio disabile, non faccio testo, sono un impostore, se coltivo marijuana sono un tossico spacciatore.
La mia erba quest'anno non ce l'ho. Non ce la faccio più a fare chilometri all'interno di boschi inaccessibili per realizzare un sufficiente raccolto al riparo dai lanzichenecchi della mafia globale. I quintali d'acqua da trasportare per far vivere le piante in ambienti selvaggi e aridi è diventato troppo opprimente, deleterio, e non vale la pena ammazzarsi per poi avere il dubbio che nemmeno la cannabis stavolta potrà sostenerti, una volta maturata.
E certamente non accetto le preparazioni farmaceutiche ad alto contenuto di Thc, quelle derivate da coltivazioni inidonee a fornire alla pianta qualità terapeutiche utili alla mia situazione. Anzi, negative. E nemmeno gradisco infiorescenze denaturate e chimicizzate, che risolvono solo una piccola parte dei miei problemi, quella nervosa. Ci avevo messo anni a realizzare l'equilibrio che esigo; all'aperto, in piena terra sovesciata di favino o fava, alla giusta distanza tra pianta e pianta, rigorosamente biologica, curata con amore e consapevolezza, ammirata, incoraggiata, annusata, interpretata. Un capolavoro di bellezza. Non roba da maiali come l'hanno trattata.
Come la risolvo? Aquisto dell'ash dagli spaccini, di solito roba tossica, contrabbandata in culi slavi, tagliata con chissà cosa? Tanto lo so che non mi fa niente di buono. Approfitto dei regalini ricevuti, i fiori profumati degli amici che ce l'hanno fatta a raccogliersela, e con la parsimonia necessaria mi faccio uno spino. Ora va meglio: già il mio pensiero si distacca dalle noie del corpo intirizzito e comincia a lanciare impulsi generali di restauro psicofisico, al punto che si riesce a ragionare di nuovo. E il panorama si dimostra bloccato da ogni lato. Quest'inverno mi devo affidare davvero al cuore immacolato di Maria.

 

SFOGHI LEGITTIMI 14 Ottobre 2O19

 

Per chi non l'avesse ancora capito, per quanto riguarda i consumatori e autoproduttori di Cannabis l'Italia è diventata uno stato di polizia. Le forze dell'ordine, obbligate da una legge schifosa fatta da personaggi schifosi, ai quali non dovrebbe esser consentito nemmeno presiedere una riunione di condominio, e capitanati da ufficiali testedicazzo che non sapendo cosa far fare alla truppa in soprannumero, mandano 15 militari con cani a sequestrare uno spinello e segnalare, dopo averlo minacciato e intimorito, un tranquillo studente under 18, condannandolo all'alcol... O a irrompere in case e giardini di privati e onesti cittadini a sequestrare piante di Cannabis nella maggior parte dei casi, come dimostra la stessa magistratura, dal contenuto "drogante" modesto se non addirittura mancante. Avrebbero davvero rotto i coglioni.
Tante le ragioni per le quali uno Stato dominato da interessi economici e finanziari globalisti, moralmente illeciti, agenti di corruzione e sudditanze mafiose, fa la guerra alla Cannabis... ma solo a quella autocoltivata e non aggravante la piaga del mercato illegale. Le azioni contro le organizzazioni trans nazionali che smerciano droghe di ogni tipo al riparo di frontiere compiacenti rappresentano si e no il 10% delle azioni di contrasto; il restante 90% è dedicato ai consumatori, ai coltivatori e ai piccoli spacciatori da strada. Ecco perché bisogna reagire e l'unico modo per farlo è piantare, piantare e piantare, oltre a denunciare, denunciare e denunciare i soprusi senza paura (siamo troppi per ritorsioni) e ossessivamente, al pari delle ossessionanti cronache di sequestri irrisori e persecuzioni bieche che si attuano nei nostri confronti.

 

FILIERE IN GUERRA 10 Ottobre 2O19

 

Oltre al vaticano, l'opposizione più determinata, anche se defilata per pudore, sia quella esercitata dalla filiera degli alcoolici. Una voce dl PIL che va rispettata, ma anche messa di fronte alle sue responsabilità.
Se non dovesse manifestarsi un atteggiamento meno ostativo da parte degli attori di questa filiera nei confronti della legalizzazione della Cannabis sarà giocoforza opporsi rendendo sempre più evidente questa ipocrisia.

 

I VICINI 9 Ottobre 2O19

 

Tra i pericoli della coltivazione in casa/giardino/orto di sana erba officinale ad uso medico-ricreativo, di quella regolarmente coltivata senza uso di antibiotici e da semi naturali e non ingegnerizzati, di modo che il suo utilizzo corretto possa davvero risultare utile al tuo organismo e al tuo spirito, oltre naturalmente a quello di essere perseguitati dalla legge, che per la bisogna impiega la bassa manovalanza militare: quelli scartati dall'antisommossa, quelli che hanno studiato poco a scuola, quelli che sono animati da sani principi di sobrietà fasulla, clericale, e annegata occasionalmente nell'alcol, quelli che sono stati assunti con gran pompa e non sanno cosa fargli fare...Tra i pericoli, dicevamo, ci sono anche e soprattutto I VICINI. Eccoli che li beccate sul pianerottolo a nasare l'aria vicino alla vostra porta con sguardi indagatori, facendoti chiaramente capire che sospettano qualcosa, e li immagini già con la mano sul telefono. Come se non ti conoscessero, tu che oltre a saluti educati, mentre sei festeggiato dai tuoi o anche dai loro cani, ti chini a carezzarli. Eccoli che sbirciano i terrazzi accanto o le balconate fiorite in alto e in basso per scoprire la pianta criminale, e quando credono di averla individuata, ti cucinano una visita stressante di poliziotti ignoranti che gli sembra di essere in un raid colombiano, che cercano di levarti la ragione con minacce varie, che si ostinano a non voler guardarsi intorno sennò si vergognerebbero di obbedire a questi ordini emanati da personacce che credono di poter decidere come devi vivere e come devi morire, rovinandoti definitivamente i rapporti sociali già fortemente compromessi dal gap culturale che avevi già ampiamente riscontrato tra te e la miriade di inquilini del quartiere salvo qualche rara eccezione. Tutti potenziali delatori. O i parenti? Quasi peggio. Ti frugano nei cassetti per individuare briciole profumate, ti strappano le piantine, ti fanno le scenate cercando di convincerti che sei un fallito e pure malato, drogato, tremando, loro, per la mancanza di alcol o di pasticche avvilenti. Eccoli che sbucano dal viottolo che costeggia il tuo orto, cacciatori sconosciuti che perlustrano le zone naturali alla ricerca di un essere vivente a cui sparare non disdegnando di dare un'occhiata ad ogni cespuglio per finalmente trovare il “tessoro”, la di cui denuncia alla forza pubblica è molto più elettrizzante di magre battute in un ecosistema desertificato dal macello che il capitalismo e il comunismo, e tutte le altre religioni hanno provocato al mondo, gratificati dai complimenti del maresciallo ormai rassegnato ad una vita di niente. Bracconieri, pescatori di frodo, agricoltori che abusano di glifosato, vicini nevrotici parenti falliti, la bella società che criminalizza consumatori e autoproduttori di cannabis medico-ricreativa. Anche dovessero arrestarci, privarci dei frutti del nostro lavoro, metterci alla gogna, ricordate sempre che siamo meglio di loro.

 

THC

 

Il thc é la molecola di origine naturale prevalentemente vegetale piú simile ad altre molecole da noi stessi naturalmente prodotte al bisogno chiamate endocannabinoidi che normalmente intervengono per riparare danni al corpo, eliminare cellule che non dovrebbero esserci o per ripristinare uno stato piú simile a quanto descritto nel progetto originale. Tale similitudine tra molecole animale/vegetale puó mettere in moto processi riparatori utili a stati di salute compromessa o in età avanzata, in quantità effettivamente utili a contrastare pure qualche brutta malattia

 

INFLUSSO 7 Ottobre 2O19

 

Sarà anche l'influsso del maltempo ma mi pare che si sia toccato il fondo e invece di cercar di risalire si continui a scavare nella melma putrida che alligna nell'animo umano, quella che una buona gestione della propria coscienza e della compassione nei confronti del mondo è l'unica cosa che può tenere a bada e infine rimuovere.
Tutto si sta avviando a divenire il suo contrario. Ogni cosa viene rovesciata. Il buono diventa cattivo e viceversa. I fatti valgono meno di disarticolate espressioni verbali o lessicali, o non valgono affatto. La massa recentemente emersa di zombie sembra inarrestabile; nessuno la contrasta realmente. Si resta nei limiti che ci impone quella correttezza che però lei, la massa di zombi, non ha, e se ne approfitta alla grande. Eppure è un contagio esteso, traslato nell'arena politica che ne aggrava i sintomi e che non offre alcun rimedio o cura. Nemmeno la medicina, quando è in mano ai fanatici o ai corrotti, nemmeno la legge, utilizzata in molti casi per incrementare criminalità, nemmeno la giustizia, quando è in mano agli ingiusti, possono più funzionare da argine.
“Sono passati ormai trent’anni dalla prima legge radicalmente proibizionista, la Iervolino-Vassalli del 1990, ma la war on drugs nel nostro Paese non ha conosciuto tregue, almeno sino ad epoca recente. Il salto di qualità in senso repressivo si è avuto con la legge Fini-Giovanardi (49/2006): equiparazione tra droghe pesanti e droghe leggere, inasprimenti repressivi, affievolimento della distinzione tra tossicodipendente, consumatore e spacciatore.”
“Nonostante le critiche di giudici e giuristi e il prezzo pagato in termini di sovraffollamento carcerario (ben due sentenze di condanna della Corte di Strasburgo) è stato necessario attendere la Corte costituzionale del 2014 per bocciare l’equiparazione tra droghe leggere e pesanti e i decreti legge del 2013 e 2014 per trasformare il “fatto di lieve entità” da circostanza attenuante speciale a reato autonomo.”
“L’Italia, con il suo 31% di detenuti ristretti per violazione delle leggi sulla droga, continua a essere il Paese del Consiglio d’Europa con il più alto numero di condannati in via definitiva per reati di droga. Un processo su due per droga si conclude con condanna a pena detentiva, rispetto agli uno su dieci nel campo dei reati contro la persona.”
“Le vicende di cronaca, però, rendono ormai plastico il fallimento di questa strategia. Il proibizionismo indiscriminato ha di fatto rafforzato il mercato gestito dalle mafie, aumentato le occasioni di approccio alle sostanze, favorito la criminalizzazione secondaria del tossicodipendente, aperto le strade delle città alla violenza e rallentato ogni strategia terapeutica e di riduzione del danno.”
“Bisogna imporre nel dibattito pubblico il tema della legalizzazione delle droghe leggere e, più in genere, della depenalizzazione delle condotte di minore offensività in materia di stupefacenti.”